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mercoledì 15 luglio 2015

Un confronto coi credenti

La prima presentazione de L'inchiesta si è conclusa in maniera "movimentata", con uno scambio di opinioni tra credenti. Su youtube potete visionare il video integrale.
Ho raccolto di seguito le domande che mi sono state fatte. Provo a dare risposte più precise per tutti gli interessati che non hanno partecipato al dibattito.



La religione è un "freno" per l'umanità. Guai se non ci fosse!

L'uomo è debole. Dal momento in cui ha messo piede sulla Terra ha subito sentito il bisogno di dare una spiegazione ai fenomeni naturali che osservava e alla natura che lo circondava. Ha elaborato miti e leggende nel tentativo di dare una risposta alle domande che lo affliggevano.
Sulla religione ha regolato un insieme di precetti morali ed etici da seguire ("non uccidere", "non rubare", "ama il tuo prossimo come te stesso"), ma è davvero necessario essere religiosi e credere in un Dio per "obbedire" a questi precetti? Chi non crede in Dio ammazza, ruba o disprezza il suo prossimo? L'uomo ha bisogno di essere "obbligato" dalla religione a fare il bene per poterlo compiere?
Insomma, chi non crede ha un'etica oppure no?
Il Cristianesimo sostiene che l'uomo nasce nel segno del peccato e ha bisogno di credere nell'insegnamento di Gesù Cristo per essere condotto alla salvezza e alla vita eterna.
L'uomo ha dunque paura della morte, dell'oblio, di tutto ciò che non può conoscere o controllare. La religione, caduta nelle mani degli uomini, è poi servita per giustificare guerre e prese di posizione nel corso della storia umana; talvolta, il pensiero religioso ha posto limiti alla conoscenza, ritardando perfino lo sviluppo tecnico-scientifico.
L'uomo ne è ben consapevole ma non può farne a meno. Che la religione sia davvero, come sosteneva Marx, "l'oppio dei popoli"?

Nell'Antico Testamento si parla di Gesù.

Nell'Antico Testamento non si parla mai esplicitamente di Gesù. Nell'Antico Testamento ci sarebbero, secondo i cristiani, delle profezie o delle prefigurazioni della futura venuta di Gesù.
L'Antico Testamento nasce in seno alla cultura ebraica. E' un insieme di libri che parla della storia degli ebrei, scritto dagli ebrei per gli ebrei. Il Cristianesimo, derivando dall'insegnamento di Gesù (che era ebreo), ha fatto proprio quell'insieme di libri, interpretandolo alla luce della sua dottrina.
Gli ebrei, cui però quei testi appartengono di diritto, non solo non vedono in Gesù il figlio di Dio ma non vedono nemmeno prefigurazioni della venuta di Gesù all'interno delle sue pagine.
Un esempio lampante è quello presente nel libro di Isaia. In quel testo si parla del "servo sofferente", che i cristiani riconoscono in Gesù e gli ebrei nel popolo d'Israele.

È cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto.
Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato.
[Isaia 53: 2-4]

Chi dei due ha ragione? Gli ebrei, che hanno scritto quel libro per loro stessi e non ritengono Gesù il figlio di Dio, o i cristiani che sono venuti secoli dopo la stesura del libro di Isaia e lo hanno interpretato alla luce del loro credo?

In che senso gli ebrei magnificano se stessi nella Bibbia?

Il popolo ebraico scrive di se stesso, e non è da escludere che eventi di entità minore siano stati ingigantiti per conferire loro maggiore importanza (basti pensare allo Yam-Suf, il "mare di giunchi" divenuto il "Mar Rosso").

Il fatto che Satana sia un nome comune e non un nome proprio; le differenti vocalizzazioni di YHWH; la “mela” di Eva che non è presente nella Bibbia sono cose che fanno luce nell'ignoranza popolare ma non si tratta di punti virali della fede in Dio.

Chi crede in Dio lo fa a prescindere da quello che dico. Non voglio "sconvertire" nessuno, solo spingere alla riflessione.

Su quale Bibbia hai studiato?

Aleggia questa bizzarra convinzione che la Bibbia cristiano-cattolica sia più "vera" delle altre, in quanto tradotta in maniera più accurata e rispettosa delle intenzioni degli autori originari.
A mio parere, le Bibbie più curate sono quelle interlineari che circolano negli ambienti accademici. Tuttavia, per estirpare ogni dubbio, specifico che ho studiato sulla Bibbia cristiano-cattolica C.E.I. delle edizioni San Paolo.

Hai studiato la Bibbia per convincere te stesso della bontà delle tue opinioni.

Non era una domanda ma un'affermazione. La contro-battuta è così banale che quasi potrei evitare di scriverla: si studia per conoscere, altrimenti faremmo davvero parte di un gregge che segue meccanicamente il suo pastore.

Il Nuovo Testamento è la cancellazione o completa sostituzione (non un aggiornamento) dell'Antico Testamento secondo le parole di Gesù.

Anche questa non era una domanda. Purtroppo è un'affermazione errata. Gesù non ha "abolito" l'Antico Testamento ma lo ha portato a compimento. 

Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure uno iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli.Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. [Matteo 5: 17-20]

I cristiani sostengono che l'Antico Testamento vada letto in virtù del Nuovo; ovviamente gli ebrei non sono d'accordo (ricordo che l'Antico Testamento appartiene a loro!) ed è ancora una volta impossibile stabilire chi ha ragione.
Fatto sta che nel corso della storia i cristiani hanno spesso preso alla lettera l'Antico Testamento, ignorando totalmente ciò che sostiene il Nuovo; basti pensare all'omosessualità vista come "abominio" e al celebre "non lascerai vivere una strega".

Cristo è chiamato Cristo e noi siamo chiamati "cristiani" perché "cristiano" significa "colui che muore per l'altro".

La definizione di cristiano è QUESTA, ossia "persona che ha fede in Cristo e ne professa la religione".
La definizione di Cristo è QUESTA, ossia "unto".
Che poi i cristiani siano pronti a "morire per l'altro" (realmente o metaforicamente) è un altro discorso (anche un ateo potrebbe essere pronto a "morire per l'altro"), ma l'etimologia di cristiano vuol dire tutt'altra cosa.

Quale persona che ha moglie, figli, lavoro certo e non ha nessun problema nella vita se non quello di pagare il dazio ai romani lascia tutto e va dietro a un uomo che dice "seguimi". I martiri sono andati in pasto alle belve per seguire una “favoletta”?

Ai tempi di Gesù la Giudea era una provincia romana. Se è vero che i vangeli più antichi sono stati scritti intorno al 50 d.C., appena quindici anni dopo è scoppiata la prima guerra giudaica, che culminerà nel 70 d.C. con la distruzione del Tempio di Gerusalemme e la diaspora degli ebrei.
Seguiranno altre due guerre giudaiche, fino al 135.
Nel corso di queste guerre molti si autoproclamarono Messia, per porsi a capo dai rivoltosi. Non erano anni di spensieratezza ma di oppressione: si sperava davvero in un imminente aiuto scaturito dalla volontà divina. D'altra parte, non tutti i cristiani dimostrarono di credere così ciecamente alla propria fede al punto da sacrificare la vita in virtù di essa: basti pensare ai cosiddetti lapsi.
Come i martiri cristiani, molte altre genti sono morte per difendere la propria fede. Gli ebrei sono stati perseguitati per più di un millennio, dalla Spagna alla Germania nazista; i musulmani arrivano a suicidarsi per la loro fede e a condurre guerre contro gli altri popoli.
Insomma, il fatto di essere pronti a morire per qualcosa non fornisce necessariamente veridicità a quel qualcosa.

C'è una differenza tra una fede e un'altra: il Cristianesimo porta qualcosa di diverso.

Lo direbbero anche gli ebrei. E anche i musulmani. E tutti gli appartenenti a una qualsiasi religione.
Per tutti i fedeli, la propria religione è "più vera" delle altre.

La storia dell'umanità parte dalla croce. Con Gesù Cristo comincia la storia.

Il fatto che noi occidentali (non tutto il mondo, solo noi occidentali) contiamo gli anni dalla nascita di Gesù non significa che la storia sia cominciata sotto il segno della croce.
La preistoria ha termine intorno al 3000 a.C. con l'invenzione della scrittura. Dalla scrittura in poi, comincia la storia.
La storia dell'umanità parte dalla scrittura.

Intendevo la storia intesa come "storia": pensiero logico con un fine, una storia che abbia un senso. La storia ha concepito un senso solo dopo la venuta di Cristo.

La storia prima di Cristo non aveva senso? Dovremmo gettare tutta la cultura sumero-babilonese o egizia o greco-romana nel cestino?

Prima non ci si interrogava sul senso.

La riflessione filosofica nasce in seno alla cultura greca non alla cultura cristiana. Il primo filosofo è indicato in Talete di Mileto, vissuto tra il VII e il VI secolo a.C..

No, il primo filosofo fu Epimenide.

Per Aristotele fu Talete di Mileto (Metafisica, 983b 20-21) e l'enciclopedia Treccani concorda. Ma questo non modifica ciò che ho detto: anche Epimenide era greco.

domenica 5 luglio 2015

Esiste il diavolo? Chi sono davvero "Satana" e "Lucifero"?

All'inizio del libro di Giobbe, nel quale Giobbe viene più volte "tentato" da Satana, c'è (nella mia Bibbia C.E.I.) una nota esplicativa proprio in corrispondenza del termine "Satana":

Nel testo ebraico [il termine Satana] è preceduto dall'articolo, poiché viene considerato non quale nome personale, ma comune. Indica propriamente uno che si oppone a un altro per distoglierlo dal fare qualcosa o per accusarlo in giudizio.

Dunque, nell'Antico Testamento, il termine "Satana" non è - per ammissione della stessa nota - un nome proprio. Meno che mai è il nome del capo dei diavoli.
Tra l'altro, nella versione greca della Bibbia (la Septuaginta), "Satana" è tradotto con diabolos (diavolo), che significa proprio "avversario, accusatore". E, in effetti, un Satàn (dall'ebraico) è proprio questo: colui che svolge la funzione di pubblico accusatore.
Il pensiero teologico cristiano ha poi reso un accusatore, un avversario, il capo delle entità malefiche, cosa ravvisabile già nel Nuovo Testamento (scritto un bel po' di tempo dopo l'Antico).


Nel libro di Isaia, unica volta nella Bibbia in cui compare il termine Lucifero, non si fa riferimento al capo di tali entità: il profeta "intona una canzone sul re di Babilonia" (Isaia 14:4) e lo sbeffeggia paragonandolo alla stella del mattino (Lucifero: portatore di luce) precipitata: allo stesso modo anche il re di Babilonia è destinato a perdere il potere (è l'epoca della cattività babilonese, per cui si può comprendere l'astio nei confronti di Babilonia).

Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell'aurora? Come mai sei stato steso a terra, signore di popoli?
Eppure tu pensavi: salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono, dimorerò sul monte dell'assemblea, nelle parti più remote del settentrione.
(Isaia 14: 12-13)

Con la mente infarcita dalle interpretazioni teologiche cristiane e dopo averle isolate dal loro contesto, le parole che avete appena letto non possono che rimandare alla visione che tutti abbiamo di Lucifero, quella dell'angelo caduto che credeva di sostituirsi a Dio. Ma non è così. Il soggetto è il re di Babilonia, e in questo momento Isaia si sta prendendo gioco di lui, denigrando la sua vanità e il suo egocentrismo.
La mia Bibbia C.E.I. ha la decenza di non riportare il termine Lucifero ma di tradurlo con il più accurato astro del mattino.
Tutti, dunque, sono ben consapevoli di cosa significhi davvero il termine Lucifero... o forse no. Una parte dell'esegesi cristiana continua a sostenere che in quel passo di Isaia si parla proprio del diavolo cristiano e non del re di Babilonia; basta infatti leggere cosa viene sostenuto QUI

I teologi cristiani hanno stabilito che "Lucifero" è un altro nome di "Satana", capo delle entità demoniache. Riprendendo la metafora della caduta del re di Babilonia, hanno elaborato il racconto (che non è presente nella Bibbia!) di Satana/Lucifero come il più bello degli angeli scaraventato da Dio nell'inferno. Tale racconto prenderebbe l'avvio dagli scontri tra entità demoniache (il "dragone") ed entità celesti narrati nell'Apocalisse (l'ultimo libro della Bibbia cattolica), testo di gran lunga posteriore alla redazione dell'Antico Testamento, quindi redatto in un momento in cui la dottrina cristiana aveva già "costruito" il Satana che conosciamo: non più il pubblico accusatore ma il capo di tutti i diavoli.



Ma non è finita qui. Tutte (o quasi) le divinità venerate dagli altri popoli di area semitica citate nella Bibbia sono diventate entità malefiche, gli altri demoni dell'inferno che hanno popolato (e popolano) l'immaginario collettivo. Belzebù deve il suo nome alla divinità filistea “Baʿal zebub”; Belfagor era una divinità adorata dai Moabiti, “Baal Peor”, identificabile col Sole, e Astarotte era “Astarte”, dea legata alla fecondità.
Per avere la certezza di quanto ho appena sostenuto basta consultare l'enciclopedia Treccani; alla voce "Astarte", compilata da Giorgio Levi Della Vida nel 1930 (clicca QUI), si legge:

Nella Bibbia la forma plurale ‛Aštĕrōth è spesso usata per designare genericamente l'insieme dei culti idolatrici prestati a divinità femminili: di qui, secondo il noto processo di riduzione a esseri diabolici delle divinità dei gentili, è sorto il nome del diavolo Astarotte, che ha avuto larga fortuna nelle letterature occidentali.

Addirittura si parla del noto processo. NOTO. Già nel 1930.
Ma allora, se sappiamo già da tanto tempo, filologicamente e storicamente, che il capo delle entità demoniache è una concezione teologica cristiana che ha rielaborato la figura del pubblico accusatore (il Satàn) presente nell'Antico Testamento, perché si continua a parlare di Satana, di Lucifero, di Belzebù e dei diavoli come se si trattasse di una verità imprescindibile?

Come sempre, ne L'inchiesta (0111 edizioni) troverete molti più approfondimenti su questo e altri argomenti correlati.

mercoledì 1 luglio 2015

Qual era l'aspetto fisico di Gesù?

Potrebbe sembrare una domanda sciocca, dal momento che tutti hanno visto almeno una volta un dipinto raffigurante il figlio di Dio (alcuni di voi, magari, ne avranno perfino uno in casa).
L'idea che abbiamo di lui è quella di un bell'uomo, magro, dai capelli lunghi, con la carnagione bianca e un accenno di barba.
Quanti di voi faticherebbero a riconoscere Gesù in questo dipinto?


Eppure è necessario sottolineare una constatazione abbastanza ovvia: nel I secolo non esistevano le macchine fotografiche, né ci è pervenuto alcun ritratto eseguito ex-visu di Gesù Cristo (e i Vangeli non ce lo descrivono fisicamente).
Ma allora come facciamo a conoscere il suo aspetto?

C'è chi cita l'epistula lentuli, un testo apocrifo del Nuovo Testamento. Si tratta di una lettera scritta per l’imperatore Tiberio e attribuita a Publio Lentulo, governatore della Giudea prima di Ponzio Pilato. Vi si legge che Gesù

ha nel mezzo della fronte in testa, il crine spartito a usanza dei Nazareni. […] La faccia senza ruga, o macchia, accompagnato da un colore modesto […] La barba è spessa e a somiglianza dei capelli, non molto lunga, ma spartita nel mezzo.

Una descrizione sommaria, ma sufficiente per tracciarne un ritratto fedele. Tuttavia, gli storici e i filologi sono tutti d'accordo nel ritenere la lettera un falso redatto in epoca medievale, quando cioè l'iconografia di Gesù era già stata fissata. Già Lorenzo Valla, nel '400, ne denunciava il carattere apocrifo.

Ma allora com'era fatto davvero Gesù?
Secondo San Giustino, Clemente d'Alessandria e Tertulliano, Gesù doveva essere brutto, in quanto portatore del dolore e della sofferenza nel mondo, così come indicato in Isaia 53:2-3

È cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida. Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.

In questi versetti di Isaia si parla infatti del "servo sofferente", che i Cristiani identificano in Gesù.
Non sarebbero dello stesso parere gli Ebrei, secondo i quali il "servo sofferente" è il popolo d'Israele.
E qui dobbiamo necessariamente fermarci a riflettere: chi dei due ha ragione?

Le primissime raffigurazioni di Gesù sono allegoriche: il buon pastore, un vecchio con la barba in un paesaggio agreste.


Si passò poi al Gesù imberbe, raffigurazione che incontrò un'ampia diffusione fino al VI secolo.
Perché Gesù era raffigurato come un giovane imberbe e di bell'aspetto, con tratti somatici tipici degli occidentali?
Per rispondere dobbiamo indagare sul periodo storico di riferimento. Come è noto, il Cristianesimo ha assorbito numerosi culti pagani (unico modo, tra l'altro, per potersi affermare su una religione molto più antica e radicata nello Stato Romano). Il Natale, ad esempio, era in origine una festività pagana, il Dies Natalis Solis Invicti, nella quale si festeggiava il Sole Invitto (cioè non vinto), la metaforica rinascita del mondo. Il culto del Sol Invictus era associato anche a Mitra, nota divinità solare.
L'iconografia di Gesù prende dunque le mosse proprio dalle rappresentazioni delle divinità solari. E chi era il dio del Sole nella religione greco-romana (poi divenuto addirittura alter-ego del Sol Invictus)? Esatto, Apollo.
Notate qualche somiglianza tra l'iconografia di Apollo e quella del Gesù imberbe (abiti a parte)?


In seguito alla disputa sull'iconoclastia, in età bizantina si decise di fissare una volta per tutte l'iconografia di Gesù.
Cristo viene quindi raffigurato alla maniera degli imperatori d'Oriente, assiso in trono e in abiti regali. Somiglia a un'altra divinità solare (derivante direttamente dal dio egizio Ra), al "padre di tutti gli dei": Giove.


Tale iconografia, la più rigidamente fissata, è quella che ha avuto più fortuna nel medioevo ed è giunta fino a noi.
Le nuove tecnologie l'hanno riproposta perfino in celebri opere teatrali e cinematografiche.

In anni più recenti, la BBC ha provato ad elaborare al computer il teschio di un ebreo vissuto nel I secolo dopo Cristo; sono state considerate le condizioni climatiche del posto al fine di stabilire la colorazione della pelle; usi e costumi di quelle popolazioni hanno aiutato a pensare ad un'acconciatura di capelli credibile.
Il risultato è questo:



Era questo il vero volto di Gesù? Sarebbe difficile stabilirlo, ma non è da escludere.
A questo punto una domanda è d'obbligo: i veggenti che sostengono di aver incontrato Gesù Cristo e di avergli addirittura parlato, quale Gesù hanno effettivamente incontrato? Il buon pastore, il Cristo imberbe, il Cristo dell'iconografia bizantina o quello il cui volto è stato ricostruito dalla BBC?
Oppure è necessario ammettere che tali sedicenti veggenti non hanno affatto incontrato un individuo in carne e ossa, ma... un quadro?

Ulteriori approfondimenti sulle modalità in cui è stata fissata l'iconografia cristiana potrete trovarli nel mio libro L'inchiesta (0111 edizioni) al capitolo intitolato Gesù rappresentato.

martedì 23 giugno 2015

L'inchiesta - I vincitori del giveaway!

Tra una settimana L'inchiesta sarà finalmente disponibile. Mi preme ricordare ancora una volta che il testo uscirà per un piccolo editore, di conseguenza sarà difficile trovare pile di volumi nella libreria sotto casa.
L'inchiesta è comunque ordinabile in qualsiasi libreria sul territorio nazionale (anche nei grandi circuiti come Feltrinelli, Mondadori, ecc.). Nel malaugurato caso in cui il libraio vi dicesse che il libro è irreperibile, sappiate che, semplicemente, non ha voglia di ordinarlo. Dal momento che si tratta di una regolare pubblicazione, il libro può essere tranquillamento ordinato sia al distributore che alla casa editrice.
Il volume è inoltre disponibile presso qualsiasi bookstore online in versione cartacea e in e-book; è anche possibile acquistare L'inchiesta richiedendolo direttamente alla casa editrice e usufruendo del 15% di sconto (cliccate QUI).


Siamo arrivati alla fine di questo blog-tour. Ricapitolando:

1 tappa - Presentazione - QUI
2 tappa - Menzogne bibliche? - QUI
3 tappa - Misteri del passato - QUI
4 tappa - Intervista all'autore - QUI

Nel ringraziare tutti i lettori che hanno partecipato all'iniziativa, segnalo i vincitori del giveaway de L'inchiesta.
Ricordo che nella selezione dei vincitori si è tenuto conto di un parametro fondamentale: gli inviti a partecipare al gioco e il numero di utenti che effettivamente hanno partecipato. Più utenti avete invitato a partecipare, maggiori sono stati i punti che avete accumulato.

Il primo classificato, col maggior numero di utenti invitati, è Enrico Alfieri, che ha vinto una copia de L'inchiesta e due libri a sua scelta tra tutto il catalogo della 0111 edizioni!

Il secondo classificato è Caterina Armentano, che ha vinto una copia de L'inchiesta e un libro a sua scelta tra tutto il catalogo della 0111 edizioni!

Per gli altri due posti, in assenza di invitati che hanno effettivamente partecipato, è stato necessario ricorrere a un programma di sorteggio automatico. E' stato assegnato un numero progressivo a ogni utente (l'ordine dei partecipanti è quello registrato da vizzualforms):

1 Annamaria Filosa
2 Letizia Lamorea
3 Ilaria Vespoli
4 Giuseppe Perrotti
5 Lucrezia (cognome non pervenuto)
6 Sonia (cognome non pervenuto)
7 Giada (cognome non pervenuto)
8 Benito Letizia
9 Maria Rosaria Zinno
10 Giulia Anna Gallo
11 Chiara De Martin
12 Daniela Silvestro
13 Simona Zarcone
14 Patrizia (cognome non pervenuto)
15 Veronica Sasso
16 Maria Wojcik

E questi sono, nell'ordine, i numeri estratti:


Il terzo classificato è quindi Benito Letizia, che ha vinto una copia de L'inchiesta!

e il quarto classificato è Chiara De Martin, che ha vinto l'ebook de L'inchiesta!

I vincitori saranno contattati a breve via email e sarà loro illustrata la procedura da seguire per scegliere i libri da ricevere (per il primo e il secondo classificato) e per comunicare l'indirizzo al quale spedire le copie.
Ricordo che i libri saranno spediti dopo il 30 giugno, sia per darvi il tempo necessario di scegliere gli altri premi, sia perché L'inchiesta è attualmente in stampa e bisogna attendere i tempi tecnici.

Al quarto classificato, invece, sarà inviato gratuitamente l'e-book del libro non appena quest'ultimo sarà disponibile (indicativamente tra la fine di giugno e l'inizio di luglio).

E adesso... il booktrailer de L'inchiesta!


Sarà superfluo ricordarlo, ma lo faccio lo stesso: al momento della pubblicazione, un libro cessa di appartenere all'autore e diventa di tutti i lettori che vorranno leggerlo. Saranno questi ultimi, quindi, a decretare la sua "sorte". Invito tutti, anche chi non è stato fortunato con questo giveaway, a leggere il volume e, magari, a pubblicare qualche suo commento online.
Come ho ribadito più volte, L'inchiesta è un libro fatto di domande... e l'unico modo per trovare risposte è confrontarsi (anche e soprattutto con chi ha idee diverse dalle proprie).

Buone letture a tutti!

mercoledì 27 maggio 2015

Comincia il Blog-Tour de L'inchiesta!

Comincia oggi un'iniziativa che, senz'altro, interesserà tutti quelli che negli ultimi giorni mi hanno chiesto ulteriori delucidazioni in merito a L'inchiesta, il mio saggio che sarà pubblicato da 0111 edizioni verso la fine di giugno.


Da oggi, per 4 settimane (cioè fino all'uscita del libro) potrete scoprire curiosità, approfondimenti, anticipazioni su L'inchiesta non solo su questo sito, ma anche su altri blog letterari!
Prima di partire in questo tour che coinvolgerà alcuni tra i più interessanti blog letterari del web, segnalo qualche appunto che potrebbe tornare utile al lettore (compresi alcuni banner che, nelle ultime settimane, avete potuto leggere sulla mia fanpage).


Che cos'è L'inchiesta?
E' un libro per curiosi. Non sperate di trovarci teorie strampalate, pseudo-storiche, rivoluzionarie. L'inchiesta è un libro semplice per tutti quei curiosi che non si accontentano di accettare passivamente ciò che viene inculcato dalla società. E' un libro che si basa su dati oggettivi e facilmente consultabili, che non stravolge la storia al fine di portare avanti l'opinione del suo autore.
E' un libro che solleva domande: saranno poi i lettori, se vorranno, a cercare le risposte appropriate.




Un'inchiesta... su cosa?
Avrete capito che il libro si occuperà di argomenti legati alla religione (in particolare alla religione cristiana), ma il suo scopo non è dimostrare l'effettiva esistenza (o inesistenza) di Dio.
Il mondo è pieno di gente che si erge su un piedistallo pretendendo di conoscere tutte le risposte: se volete saperne di più, chiedete direttamente a loro.
No, L'inchiesta si occuperà di tutt'altro. In particolare, tenterà di rispondere a una domanda: 

Ci sono discrepanze tra ciò che ci insegnano e ciò che è effettivamente riportato nei testi sacri? In altre parole, in che modo l'uomo occidentale si è impadronito di tutto il "materiale religioso" (testi, tradizioni, ecc.) e come lo ha impiegato per il benessere della società?

D'altra parte, il curioso se ne sarà già accorto: da sempre alcuni uomini hanno tentato di effettuare un vero e proprio controllo delle masse. Da sempre tali uomini si sono autodefiniti "indispensabili" per illustrare la corretta interpretazione (e la relativa applicazione) di determinati concetti.
Pensate alla metafora del pastore che guida il gregge e ricordate che voi siete il gregge e loro i pastori.
Abbiamo tutto sotto gli occhi, non c'è bisogno di aggiungere altro.



E allora non perdete le tappe de L'inchiesta Blog-Tour, che seguiranno il seguente calendario:


Alla fine del tour (le mete saranno indicate di volta in volta) saranno eletti i vincitori del giveaway, che si aggiudicheranno una copia de L'inchiesta e altri libri (a loro scelta) dal catalogo di 0111 edizioni!
Partecipate in tanti, e invitate anche i vostri amici per aumentare la possibilità di vincere!
QUI trovate il regolamento!




Ancora non basta? E allora ecco a voi un'altra interessante novità: da domani (28 maggio) alla fine del mese (31 maggio) potrete scaricare l'ebook del primo episodio di Con gli occhi dell'innocenza completamente gratis, su Amazon (cliccando QUI)!
Si tratta della nuova edizione (completamente rivista e aggiornata) di un romanzo che ho scritto qualche anno fa: un piccolo omaggio per tutti i lettori che seguiranno questo blog-tour!


La prossima tappa dell'Inchiesta Blog-Tour avrà luogo lunedì 1 giugno sul blog di Chiara: Libri del cuore e cuori di libri
Non mancate!

giovedì 21 maggio 2015

Intervista a un "cacciatore di libri": Simone Berni e la censura libraria

Parole e idee possono cambiare il mondo diceva Robin Williams in uno dei suoi film più toccanti. D'altra parte, se qualcuno ha stabilito che la storia della civiltà umana dovesse cominciare con l'invenzione della scrittura, è chiaro che da un certo momento in poi la scrittura è stata vista come la madre di tutte le rivoluzioni, la più grande invenzione partorita dal genere umano. Non a caso, per secoli è stata attribuita a un vero e proprio dono divino.

Oggi la scrittura è alla base della nostra vita. Quotidianamente siamo bombardati dalle informazioni: libri, giornali, riviste, radio, tv, internet... i mezzi di comunicazione non si contano più. Eppure non è sempre stato così semplice: riuscire a raccogliere informazioni, in passato, non era poi tanto facile.

Ma com'è davvero la situazione attuale? Esiste ancora la censura libraria?
Lo abbiamo chiesto a Simone Berni, un vero cacciatore di libri rari, preziosi, introvabili e talvolta... proibiti!

Ciao Simone, e grazie per la disponibilità. Prima di passare alle domande, ti invito a raccontare qualcosa su di te, sul tuo lavoro e sui libri “introvabili”, in modo da fornire un quadro più preciso ai nostri lettori.

Grazie, Mario. 
Nel 2000, come blogger, avevo scritto vari pezzi sul tema dei “libri proibiti”. In particolare mi ero occupato dei libri censurati e fatti scomparire durante il Nazi-Fascismo. Poi avevo approfondito la tematica dei cosiddetti “crank”, cioè gli scienziati pazzi, geniali ma un po’ eccentrici e le loro produzioni (scientifico-letterarie) che assai spesso hanno causato seri imbarazzi agli Atenei interessati. Questi scritti iniziali sono diventati il nucleo del mio primo libro, A caccia di libri proibiti (2005); gli altri che sono seguiti, come Libri scomparsi nel nulla (2007) o Il Manuale del cacciatore di libri introvabili (2010), mi hanno poi “sdoganato” come cacciatore di libri. Ed oggi, a distanza di una quindicina d’anni, così vengo principalmente percepito dai lettori, dai collezionisti e dal mondo bibliofilo e librario in generale.

Comincerei con una domanda secca: esiste, oggi, la censura libraria? Insomma, viviamo davvero nell'epoca del libero pensiero?

La censura, a tutti i livelli, è sempre esistita. Quando il potere percepisce delle avversità, che siano un gruppo di persone, uno scritto, una campagna o un’idea, reagisce negando, facendo scomparire, occultando. I libri per secoli hanno tramandato le idee e la conoscenza, pertanto sono sempre stati colpiti da chi deteneva il potere.
Al giorno d’oggi i libri dividono questo ruolo con altri mass media, con la rete, con i social network. E il loro predominio culturale è sicuramente ridimensionato rispetto al passato.
Se siamo nell’epoca del libero pensiero? Assolutamente no. Questa è anzi l’epoca dove c’è la massima manipolazione delle informazioni, dove anzi l’enorme messe di dati esistente diventa, per assurdo, anche il miglior nascondiglio per isolarvi le idee contrarie agli interessi delle forze predominanti.

Ma perché si censura un libro? Paura, interessi, controllo delle masse... o altro?

Un libro si censura per tutte queste ragioni e per altre ancora. Si spegne una voce quando questa mette in crisi la propria identità o gli interessi di una parte. E, come dicevo prima, a volte il miglior modo per censurare un libro, il più raffinato, è quello di ignorarlo completamente. Di immetterlo in un flusso di miliardi di dati, dove, senza avere il minimo risalto, rimarrà del tutto invisibile, una voce sola in mezzo a una folla assordante. Un piccolo punto che nessuno noterà mai.

Quando si parla di censura libraria il nostro pensiero corre all'Indice dei libri proibiti e alla Santa Inquisizione. L'indice è stato soppresso nel 1966 e l'inquisizione, ribattezzata oggi Congregazione per la dottrina della fede, non opera più con le misure drastiche del passato.
Eppure il Vaticano non ha mancato di esprimere più volte un giudizio nettamente negativo su alcune pubblicazioni contemporanee (si pensi a Harry Potter o a Il codice Da Vinci). Se queste pubblicazioni oggi circolano liberamente, dobbiamo pensare che il controllo della Chiesa sul mercato librario si sia in qualche modo indebolito?

Quello che ho appena detto circa la “singola” voce che può essere spenta con facilità, non vale se applicato a questioni condivise dalla comunità. Oggi Internet determina una “dittatura democratica” in base alla quale è impossibile che un’idea, uno scritto o una voce, possano essere del tutto sradicate dal contesto del flusso di informazioni. I casi a cui fai riferimento, non a caso, sono emblematici. Se fossimo stati nel ‘700 puoi star sicuro che sette libri che parlano di magia, di incantesimi e di scuole per aspiranti maghi sarebbero stati senza dubbio messi all’indice, e di loro cosa si saprebbe oggi? Allo stesso modo Il codice Da Vinci, un romanzo basato su idee fantasiose (blasfeme per alcuni), che ha venduto decine di milioni di copie in tutto il mondo, quando è arrivato alle porte dell’Italia e dei paesi cattolici, come poteva essere fermato? Nessun mezzo sarebbe stato adeguato. Era un fiume in piena che doveva conquistare i nostri lettori, come prima aveva conquistato tutti gli altri. Subentravano, quindi, interessi commerciali globali che diventavano il potere forte che non poteva essere arrestato, detronizzando di fatto ogni altro interesse.

Qualche anno fa, Biblohaus ha pubblicato un tuo saggio decisamente interessante: Il caso Imprimatur. Storia di un romanzo italiano bestseller internazionale bandito in Italia.
Il tuo è un libro che parla di libri, e in particolare di Imprimatur, un romanzo storico scritto da Rita Monaldi e Francesco Sorti pubblicato da Mondadori nel 2002. Puoi parlarcene brevemente e magari spiegarci se, con Imprimatur, si può effettivamente parlare di “censura libraria”?

Sì, nel 2008 ho raccolto la testimonianza di questi due autori italiani e ricostruito una vicenda per certi versi surreale. Imprimatur purtroppo andò a ledere interessi di primo grado e piano piano fu messo ai margini, nonostante un chiaro successo nelle vendite. Gli altri romanzi di Monaldi & Sorti sono stati pubblicati da decine di editori di tutto il mondo, ma non in Italia, paese nel quale, per assurdo, questo duo letterario è relativamente poco noto al grande pubblico.
Ma il tempo spesso è galantuomo. E la notizia che ti do in anteprima è che Imprimatur sarà presto ristampato nel nostro paese. Un editore fortemente interessato sta infatti acquisendone i diritti.

Intervento di Simone Berni sul caso Imprimatur, a La7

Mettendo per un attimo da parte Imprimatur, si sono verificati in tempi recenti dei “casi” simili?

Nessuno dei casi di cui sono venuto a conoscenza può in realtà essere paragonato a Imprimatur, per quanto riguarda gli effetti deleteri sul libro stampato e censurato. Soumission di Michel Houellebecq, per esempio, la cui uscita (7 gennaio 2015) è stata concomitante al grave attentato terrorista presso la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo di Parigi, è riuscito a passare praticamente indenne ogni atto di censura, nonostante fosse concausa dei tragici fatti.
Un “mancato censurato”, tanto per affrontare la questione dal lato opposto, può definirsi Da cosa nasce cosa (Milano, Longanesi, 2000) di Alfio Caruso. Nel 2009 Sergio Mattarella, oggi capo dello Stato, ha citato in giudizio l’autore del libro per le dichiarazioni lesive nei riguardi di suo padre. Oggi se ne trova qualche sparuta copia su internet, ma il libro non sembra sia stato rastrellato.

Sono tanti i personaggi provenienti dal mondo dello spettacolo e dell'informazione (giornalistica, radiofonica, televisiva) che si occupano di tematiche legate alla religione, alla spiritualità, alle questioni di fede e perfino all'ateismo. Spesso questi personaggi pubblicano testi più o meno interessanti con grandi case editrici, a volte schierandosi dalla parte della Chiesa, a volte criticando aspramente l'operato del Vaticano. Non mancano nemmeno personaggi che “invertono rotta”, bazzicando prima da una parte e poi dall'altra.
È possibile che certe pubblicazioni approdino in libreria perché espressamente “volute” dai piani alti, a mo' di controllo e/o propaganda? È verosimile, cioè, che si verifichi l'esatto opposto della censura?

Sì, è un’opinione perfettamente plausibile, dati i tempi. E gli esempi che possiamo produrre a conforto sono molteplici. Gli Adelphi della dissoluzione di Maurizio Blondet, Non è Francesco di Antonio Socci, due titoli su cui meditare in tal senso.

Abbiamo visto che il tuo lavoro ti porta ad avere a che fare spesso con “testi scomodi”. Senza spingersi troppo oltre con l'immaginazione, magari qualcuno potrebbe considerare “scomodi” anche i tuoi libri, visto che tratti in maniera schietta e precisa tematiche abbastanza particolari.
Nel corso della tua avventura editoriale ti sei mai dovuto confrontare con tentativi di boicottaggio, censure o ostacoli di qualche tipo? Ci racconti la tua esperienza?

Un mio libro del 2011, Libri proibiti – Cinquant’anni di rastrellamenti e scomparse misteriose (Roma, Nutrimenti), non ha mai visto la luce per circostanze avverse mai divulgate e di certo non imputabili all’editore. Il libro appare liberamente in vendita sul portale della Libreria Universitaria e su Libroco, con indicazione del prezzo, delle pagine e perfino del codice ISBN. Ma è un libro fantasma a tutti gli effetti. Doveva trattare dei libri scomodi della politica italiana, dal dopoguerra ai giorni nostri, riportando alla luce alcuni titoli che forse, per qualcuno, devono restare nell’oblio. E questo, almeno in parte, dovrebbe rispondere alla tua curiosità. Ma solo in parte.

Stai lavorando a qualche nuovo progetto? Ce ne puoi parlare?

Il 2014 si è chiuso con il mio breve saggio che ha inaugurato la collana Focus di Biblohaus, dal titolo Dracula di Bram Stoker - il mistero delle prime edizioni. Si tratta di un lavoro di ricerca che mi ha visto impegnato per tutta la scorsa estate in Europa dell’est. Ho rintracciato un’edizione ungherese di Dracula (Drakula) dimenticata da oltre un secolo dagli stessi ungheresi. Tale edizione è risultata essere non solo  la prima traduzione mai effettuata dall’inglese ma soprattutto l’edizione con la prima raffigurazione pittorica del Dracula letterario. “Un italiano scopre il vero volto di Dracula” ha infatti titolato il magazine Sette del Corriere della Sera nel dicembre dello scorso anno.
Il 2015 invece mi vede impegnato in un altro progetto, sempre riguardante la ricerca dei libri e il mondo bibliofilo in generale. Sono infatti il coordinatore italiano di Bookle, un nuovo aggregatore di libri, utile per chi cerca un libro e vuole confrontare i prezzi con un click, senza dover consultare uno a uno i vari siti. Al momento siamo in una fase di beta testing. Il sito www.bookle.org è già operativo ma le sue funzioni sono momentaneamente limitate. Si sta rafforzando giorno dopo giorno, e gli utenti lo hanno già trovato e stanno usandolo. Presto implementerà delle funzioni che ci differenzieranno dagli altri motori di ricerca di libri e gli utenti potranno fare una “verifica di rarità” dei libri desiderati. Bookle sarà presentato ufficialmente a novembre a Milano.

Grazie ancora una volta per la disponibilità dimostrata. In bocca al lupo per tutto, e... buona caccia (di libri)!

sabato 16 maggio 2015

A chi appartengono i tesori del Vaticano? Stato laico e Stato patrimoniale

Una delle sezioni più corpose del mio prossimo libro è incentrata sull'organizzazione del materiale religioso: si tenterà, cioè, di fare luce su come, a partire dai testi sacri, si è passati dalla teoria alla pratica.
Provo a fare un ragionamento esplicativo.

A chi appartiene il Colosseo? E la Torre di Pisa? E la Mole Antonelliana?
La risposta è abbastanza scontata: a tutti e a nessuno. I monumenti italiani, orgoglio della nostra Storia, appartengono allo Stato e, di riflesso, a tutto il popolo italiano. Pertanto il Colosseo è sia mio che vostro. 
Posso, quindi, venderlo a qualcuno o prestarlo al mio vicino di casa affinché organizzi una bella festa di compleanno con tematica "gladiatori & co."?
Naturalmente no, perché è patrimonio dello Stato. Insomma, come dicevo prima, è di tutti ma non appartiene a nessuno.

Di chi è la cappella Sistina? E la Basilica di San Pietro? E tutto ciò che c'è dentro?
Dello Stato, direte voi. Sì, ma di quale Stato?
Non dell'Italia, ma della Città del Vaticano. Il Vaticano è uno stato indipendente, con un proprio inno nazionale e una propria moneta (con tanto di effige del Papa).
Ciò che occorre sottolineare, però, è che nel Vaticano vige un regime di monarchia assoluta di tipo patrimoniale.
Chiaro, no? No. Insomma, che significa?

Lo stato patrimoniale è quella forma di governo in cui non c'è distinzione tra il patrimonio del sovrano e quello dello Stato. In altre parole, ciò che appartiene allo Stato è anche proprietà del sovrano di quello Stato.
Come se non bastasse, si tratta di una monarchia assoluta: il sovrano di quello Stato ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.
Alla domanda "a chi appartiene la cappella Sistina", dunque, bisognerebbe rispondere "alla Città del Vaticano" e, poiché il Vaticano è uno stato patrimoniale, "al sovrano della città del Vaticano", che in quanto monarca assoluto può fare ciò che gli pare, perfino regalarla al sottoscritto o a voi (vedi QUI le dichiarazioni in merito di Piergiorgio Odifreddi).
Ovviamente, nessuno pretenderebbe che il Vaticano si liberi di tutti i beni culturali in suo possesso per estirpare la fame nel mondo (anche se alcuni non saranno d'accordo), ma le proprietà del Vaticano non si limitano di certo ai tesori custoditi nei suoi musei e alle meraviglie architettoniche che occupano il suo suolo: il Vaticano ha beni mobili e immobili sparsi per il mondo, e il controllo totale e incondizionato di tali beni è gestito dal capo dello Stato che, ricordo, è un monarca assoluto.
E tale sovrano si chiama Papa Francesco.

Alla luce di ciò, quando il Papa invita i fedeli ad aiutare i bisognosi o dichiara di desiderare "una Chiesa povera" non vi pare che qualcosa non stia andando per il verso giusto?
Insomma, concentrando nelle sue mani la totalità dei poteri, cosa aspetta il Papa a realizzare il suo desiderio? Per impoverire la Chiesa basterebbe un suo schiocco di dita, nel vero senso della parola.
Se ciò non avviene non è di certo per colpa del Papa; il problema è ciò che c'è dietro. La Chiesa è un'istituzione antica ma soprattutto un'istituzione potente. Ogni singola decisione in campo politico-economico-amministrativo deve essere presa con molta, moltissima attenzione.
"Impoverire" un potere del genere non fa felice nessuno, e limitarsi a deporre i paramenti d'oro e d'argento o a rifiutare le sontuose automobili (per spostarsi in autobus) o, ancora, a pagare una consumazione al ristorante come qualsiasi altro cittadino non dovrebbe essere un "merito", ma una pratica di ordinaria amministrazione.
D'altra parte, fuori dal proprio Stato anche un monarca assoluto deve sottostare alle leggi del Paese in cui mette piede; e sapete chi detiene il potere sovrano in questo bel territorio a forma di stivale? 

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. (Art. 1)
Aggiungiamo, poi, la questione dell'otto per mille, che serve sì a finanziare interessanti iniziative (come la Caritas), ma pure a pagare gli stipendi ai sacerdoti; e aggiungiamoci che, anche nel caso si riservi l'otto per mille allo Stato italiano, quest'ultimo provvederà a ristrutturare beni culturali ecclesiastici (come è già accaduto e continua ad accadere)... e siamo punto e a capo, perché ci si potrebbe chiedere per quale ragione le autorità ecclesiastiche non finanzino esclusivamente di tasca loro tali iniziative, come esigerebbe la cosiddetta carità cristiana.
L'Italia è uno stato laico. Sì, ma a parole.


Questo è quanto accade oggi, e rispetto a ciò che accadeva in passato possiamo dire di aver fatto grossi passi avanti.
La Chiesa ha rispettato il materiale religioso oppure lo ha adattato alle proprie esigenze? E, se lo ha fatto, come lo ha fatto?
E' quanto tenterò di appurare - insieme a molte altre cose - nel mio prossimo libro. Ho già avuto modo di illustrare (si veda QUI) la difficile situazione editoriale italiana e i complessi ingranaggi che mettono in moto la distribuzione libraria; L'inchiesta è in uscita per un piccolo editore, il che significa che la presenza del volume nelle librerie italiane sarà molto ridotta rispetto a quella dei titoli immessi sul mercato editoriale dai "big" dell'editoria.
Il libro, però, sarà comunque disponibile per la vendita in qualsiasi libreria italiana (eventualmente su ordinazione) e presso tutti gli store online (sia in versione cartacea che in ebook).
In ogni caso, considerati gli argomenti trattati, mi chiedo se il libro avrebbe maggiore visibilità se uscisse con un grande editore. Per chi non lo sapesse, le "censure" non appartengono soltanto al medioevo: abbiamo esempi decisamente più recenti, e forse avremo modo di parlarne in un altro post (QUI).

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