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"Regole del gioco" finalmente in libreria!

By : Mario
Come reagireste se vi chiedessero di uccidere una persona?
Sicuramente rispondereste: "No, è assurdo, è una richiesta inaccettabile!"... eppure, negli anni Sessanta, uno scienziato ha dimostrato che, sotto l'influenza di un'autorità, perfino una cosa del genere sarebbe possibile.
Magari non consapevolmente.
Magari senza alcuna forma di premeditazione.
Tuttavia, vi è una certezza: l'essere umano è completamente soggiogato dal potere di un'autorità

Pensiamoci un attimo. Nelle nostre azioni quotidiane abbiamo spesso a che fare con gente che riveste ruoli di potere: il nostro datore di lavoro, un insegnante, un qualsiasi superiore...
Siamo portati, sempre e comunque, a fare ciò che ci dice? Naturalmente no. Ma se le motivazioni fossero solide, resteremmo della stessa idea? Se dalle nostre azioni dipendesse il futuro di un'azienda, obbediremmo al nostro capo?
In sostanza, se una figura rivestita d'autorità ci inculcasse che compiere una determinata azione arrecherebbe solo vantaggi a noi, alla società, al mondo... rifiuteremmo di mettere in atto ciò che ci verrebbe ordinato?

Nel 1961 Stanley Milgram tentò di rispondere a questa domanda. Lo spunto arrivò nel corso del processo al criminale di guerra nazista Adolf Eichmann; "Era possibile che Eichmann e i suoi complici stessero semplicemente eseguendo degli ordini?"
Si potrebbe arrivare davvero a fare qualunque cosa se un'autorità ci convincesse che ciò sia utile alla società?
Si può arrivare a fare del male ad altre persone?
Perfino a uccidere?



L'esperimento Milgram è alla base del mio libro Regole del gioco. Da parte mia, non ho fatto altro che raccogliere la lezione di Milgram e... complicarla, esasperarla, farne davvero una questione di vita o di morte.

Cinque sconosciuti si svegliano in una casa da cui non possono uscire: le finestre sono murate, le porte inchiodate, l'illuminazione è scarsa. Intorno a loro, una miriade di telecamere: qualcuno li sta osservando, li considera delle semplici cavie da laboratorio.
Poi, al telefono, il Master (la nostra autorità) detta le istruzioni: hanno cinque ore per stabilire chi potrà uscire dalla casa; se allo scadere del tempo non ne sarà rimasto uno solo, le luci si spegneranno e quel luogo fatiscente diventerà la loro tomba.
Ecco, dunque, che i cinque personaggi devono fare i conti col passato: perché proprio loro? Cosa hanno fatto per meritare un simile destino? Chi è il Master che detta le regole del gioco?
La risposta è nascosta nella domanda che da mesi assilla i loro sonni e che il misterioso uomo al telefono non fa che ripetere: qual è la cosa più orribile che tu abbia mai fatto?
Perché i mostri che non si possono sconfiggere sono quelli annidati nelle nostre coscienze.


Regole del gioco, già proposto tra le novità nelle diverse fiere di settore (clicca QUI per leggere una recensione in anteprima) vi aspetta dalla prossima settimana in libreria e in tutti gli store online.

Per maggiori informazioni, il sito dell'editore La Corte

"Con gli occhi dell'innocenza" in promozione!

By : Mario
Regole del gioco, il mio nuovo romanzo, approderà in libreria il prossimo 21 settembre. In occasione dell'uscita del libro ho deciso di farvi un regalo: l'e-book del primo episodio di 

CON GLI OCCHI DELL'INNOCENZA



sarà disponibile 

GRATUITAMENTE

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13 E IL 14 SETTEMBRE

Non perdetelo! Scaricatelo cliccando QUI

Dalla quarta di copertina: Sulla bacheca sono affissi articoli di giornale, ritagli e vecchie foto. Il soggetto è sempre lo stesso: Dawson Hill, uno sperduto paesino nel cuore dell'Oklahoma.
Lo psichiatra John Harris ha dedicato la vita a scoprirne i segreti, perché pare che proprio lì si annidino presenze terribili.
Costretto a cambiare città in seguito alla morte dei genitori, il tredicenne Thomas arriva in Oklahoma insieme a Beverly, l'assistente sociale alla quale è stato affidato. Presto comincerà una nuova vita in compagnia dei suoi zii: le persone più strane del mondo.
Intorno a lui si verificano eventi bizzarri: gli animali si agitano al solo guardarlo, le icone religiose della chiesa locale lacrimano sangue e voci infantili sempre più insistenti echeggiano nel buio della notte gridando lo stesso ammonimento: “Il diavolo ha tre vite a Dawson Hill!”
Cosa sta accadendo al piccolo Thomas? Cosa lega un apparente suicidio a un'oscura leggenda? 

La prima horror-fiction del web, interamente da leggere.

L'arte del prendersi in giro

By : Mario
Per diversi mesi a tutti quelli che mi domandavano cosa stessi scrivendo di nuovo ho risposto: "La tesi di laurea". Tuttavia, conto di ricominciare a scrivere narrativa entro breve. 
Chi mi conosce sa che mi piacciono gli oggetti d'antiquariato, ed essendo un appassionato di libri sono particolarmente attratto da tutto ciò che è antico e di carta. Per questo, ovviamente, ho scritto una tesi in Storia... e seguendo le direttive della mia relatrice sono riuscito a trovare un argomento che conciliasse Storia e Letteratura. 
La tesi si intitola La stampa satirica nel Risorgimento: "L'Arlecchino". Per scriverla, ho analizzato la prima annata di un quotidiano satirico ottocentesco - L'Arlecchino, appunto - i cui numeri originali sono conservati nella Biblioteca Nazionale di Napoli e negli archivi della Società Napoletana di Storia Patria (che ha sede nel Maschio Angioino).


L'Arlecchino, come numerosi altri giornali satirici (vittime della censura del loro tempo) ebbe vita molto breve: si contano due sole annate, quella del 1848 e quella del 1849 (nella seconda metà dell'Ottocento uscirono giornali satirici omonimi, ma non sono stati oggetto dei miei studi).
Già quell'anno, il 1848, dovrebbe far pensare. Un articolo de L'Arlecchino lo definisce "l'anno delle cose incredibili" e, in effetti, la grande ondata di moti rivoluzionari che ha interessato gran parte d'Europa non lo smentisce. 
Fondato da Emanuele Melisurgo, L'Arlecchino fu il primo giornale satirico italiano e veniva pubblicato nel Regno delle due Sicilie. Tuttavia, non si occupava solo di Napoli (anche se molto interessanti sono le pagine dedicate alla sommossa del 15 maggio) ma dava ampio spazio alle notizie di politica estera. 
Per parlare de L'Arlecchino bisogna tener presente un dato fondamentale: molta gente, nell'Ottocento, non sapeva leggere. In quel periodo conveniva di più lavorare nei campi che stare sui banchi a studiare (tra l'altro, gli stessi insegnanti spesso erano costretti a svolgere altri mestieri a causa degli stipendi fin troppo bassi). In secondo luogo, L'Arlecchino non era un giornale come lo intendiamo oggi: costituito da sole quattro pagine, era quello che attualmente definiremmo un "volantino". Gli articoli erano scritti in prima persona (da Arlecchino, ovviamente) e, con toni burleschi, si prendevano gioco di questo o quel personaggio politico, di questo o quell'evento, delle nuove riforme, ecc. Devo dire che, centocinquanta anni fa, la satira non aveva di certo peli sulla lingua, benché gli articoli fossero redatti con maggior classe rispetto ai toni attuali (ma non fatevi illusioni, l'interesse per la satira - almeno per quella "scritta" - si è affievolito col tempo: oggi, in Italia, non sopravvive più alcun giornale satirico a tiratura nazionale).
Nella terza pagina, L'Arlecchino propone una gustosa illustrazione satirica (opera del pittore Mattei). Si tratta di immagini così belle che lasciano sbalorditi anche il lettore contemporaneo.
In esse si dà ampio spazio alla caricatura e alla rappresentazione allegorica. Ho riscontrato in esse un forte senso di italianità (è il 1848, mica un anno qualsiasi!).
Oggi si parla spesso di Napoli in termini non troppo allegri. Eppure, Napoli è stata la prima città a prendersi gioco dei potenti con una vera e propria testata, a portare in alto la bandiera della risata. Osservate questa immagine: 


E' l'illustrazione che compare nel numero 95, uscito martedì 1 agosto 1848. Si tratta della litografia che ritengo maggiormente rappresentativa, un insegnamento per chiunque, perfino per noi figli del Duemila. 
La vignetta fu concepita in seguito alla sconfitta dei piemontesi nella battaglia di Custoza, nel corso della prima guerra d'indipendenza. La didascalia dice: "Trastulli favoriti dagli scolari del 1848" e sono rappresentati dei bambini intenti nelle più diverse attività: c'è chi dà fuoco all'altare – fatto di grossi e polverosi libri – della «vecchia politica»; chi marcia festoso; un ragazzino, in primo piano, studia tattiche militari disponendo in riga i suoi soldatini. Al centro, un gruppo un po' più importante di «scolari» sta «ribaltando il mondo», mantenendo alta la bandiera della «indipendenza italiana».
Nonostante la sconfitta, dunque, gli italiani non si danno per vinti. E c'è di più: solo i giovani possono ribaltare le sorti del Paese. 


Siamo nel 1848, eppure abbiamo davanti ai nostri occhi un pensiero assolutamente moderno, reso in forma di immagine su un quotidiano di quattro pagine che circolava tra le strade di Napoli.
Siamo davanti a un'altra Storia, quella che non si legge nei libri di scuola. Eppure è così che l'ha conosciuta il popolo: la Storia raccontata alla gente semplice. La "nostra" Storia, pensata da un pittore napoletano in un clima di grandi cambiamenti.

Hello World!

By : Mario
E' trascorso più o meno un anno dalla chiusura di questo sito. Oggi, in vista dell'approdo in libreria di Regole del gioco, torno online con una nuova veste grafica. A presto numerosi aggiornamenti!

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