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mercoledì 1 luglio 2015

Qual era l'aspetto fisico di Gesù?

Potrebbe sembrare una domanda sciocca, dal momento che tutti hanno visto almeno una volta un dipinto raffigurante il figlio di Dio (alcuni di voi, magari, ne avranno perfino uno in casa).
L'idea che abbiamo di lui è quella di un bell'uomo, magro, dai capelli lunghi, con la carnagione bianca e un accenno di barba.
Quanti di voi faticherebbero a riconoscere Gesù in questo dipinto?


Eppure è necessario sottolineare una constatazione abbastanza ovvia: nel I secolo non esistevano le macchine fotografiche, né ci è pervenuto alcun ritratto eseguito ex-visu di Gesù Cristo (e i Vangeli non ce lo descrivono fisicamente).
Ma allora come facciamo a conoscere il suo aspetto?

C'è chi cita l'epistula lentuli, un testo apocrifo del Nuovo Testamento. Si tratta di una lettera scritta per l’imperatore Tiberio e attribuita a Publio Lentulo, governatore della Giudea prima di Ponzio Pilato. Vi si legge che Gesù

ha nel mezzo della fronte in testa, il crine spartito a usanza dei Nazareni. […] La faccia senza ruga, o macchia, accompagnato da un colore modesto […] La barba è spessa e a somiglianza dei capelli, non molto lunga, ma spartita nel mezzo.

Una descrizione sommaria, ma sufficiente per tracciarne un ritratto fedele. Tuttavia, gli storici e i filologi sono tutti d'accordo nel ritenere la lettera un falso redatto in epoca medievale, quando cioè l'iconografia di Gesù era già stata fissata. Già Lorenzo Valla, nel '400, ne denunciava il carattere apocrifo.

Ma allora com'era fatto davvero Gesù?
Secondo San Giustino, Clemente d'Alessandria e Tertulliano, Gesù doveva essere brutto, in quanto portatore del dolore e della sofferenza nel mondo, così come indicato in Isaia 53:2-3

È cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida. Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.

In questi versetti di Isaia si parla infatti del "servo sofferente", che i Cristiani identificano in Gesù.
Non sarebbero dello stesso parere gli Ebrei, secondo i quali il "servo sofferente" è il popolo d'Israele.
E qui dobbiamo necessariamente fermarci a riflettere: chi dei due ha ragione?

Le primissime raffigurazioni di Gesù sono allegoriche: il buon pastore, un vecchio con la barba in un paesaggio agreste.


Si passò poi al Gesù imberbe, raffigurazione che incontrò un'ampia diffusione fino al VI secolo.
Perché Gesù era raffigurato come un giovane imberbe e di bell'aspetto, con tratti somatici tipici degli occidentali?
Per rispondere dobbiamo indagare sul periodo storico di riferimento. Come è noto, il Cristianesimo ha assorbito numerosi culti pagani (unico modo, tra l'altro, per potersi affermare su una religione molto più antica e radicata nello Stato Romano). Il Natale, ad esempio, era in origine una festività pagana, il Dies Natalis Solis Invicti, nella quale si festeggiava il Sole Invitto (cioè non vinto), la metaforica rinascita del mondo. Il culto del Sol Invictus era associato anche a Mitra, nota divinità solare.
L'iconografia di Gesù prende dunque le mosse proprio dalle rappresentazioni delle divinità solari. E chi era il dio del Sole nella religione greco-romana (poi divenuto addirittura alter-ego del Sol Invictus)? Esatto, Apollo.
Notate qualche somiglianza tra l'iconografia di Apollo e quella del Gesù imberbe (abiti a parte)?


In seguito alla disputa sull'iconoclastia, in età bizantina si decise di fissare una volta per tutte l'iconografia di Gesù.
Cristo viene quindi raffigurato alla maniera degli imperatori d'Oriente, assiso in trono e in abiti regali. Somiglia a un'altra divinità solare (derivante direttamente dal dio egizio Ra), al "padre di tutti gli dei": Giove.


Tale iconografia, la più rigidamente fissata, è quella che ha avuto più fortuna nel medioevo ed è giunta fino a noi.
Le nuove tecnologie l'hanno riproposta perfino in celebri opere teatrali e cinematografiche.

In anni più recenti, la BBC ha provato ad elaborare al computer il teschio di un ebreo vissuto nel I secolo dopo Cristo; sono state considerate le condizioni climatiche del posto al fine di stabilire la colorazione della pelle; usi e costumi di quelle popolazioni hanno aiutato a pensare ad un'acconciatura di capelli credibile.
Il risultato è questo:



Era questo il vero volto di Gesù? Sarebbe difficile stabilirlo, ma non è da escludere.
A questo punto una domanda è d'obbligo: i veggenti che sostengono di aver incontrato Gesù Cristo e di avergli addirittura parlato, quale Gesù hanno effettivamente incontrato? Il buon pastore, il Cristo imberbe, il Cristo dell'iconografia bizantina o quello il cui volto è stato ricostruito dalla BBC?
Oppure è necessario ammettere che tali sedicenti veggenti non hanno affatto incontrato un individuo in carne e ossa, ma... un quadro?

Ulteriori approfondimenti sulle modalità in cui è stata fissata l'iconografia cristiana potrete trovarli nel mio libro L'inchiesta (0111 edizioni) al capitolo intitolato Gesù rappresentato.

martedì 23 giugno 2015

L'inchiesta - I vincitori del giveaway!

Tra una settimana L'inchiesta sarà finalmente disponibile. Mi preme ricordare ancora una volta che il testo uscirà per un piccolo editore, di conseguenza sarà difficile trovare pile di volumi nella libreria sotto casa.
L'inchiesta è comunque ordinabile in qualsiasi libreria sul territorio nazionale (anche nei grandi circuiti come Feltrinelli, Mondadori, ecc.). Nel malaugurato caso in cui il libraio vi dicesse che il libro è irreperibile, sappiate che, semplicemente, non ha voglia di ordinarlo. Dal momento che si tratta di una regolare pubblicazione, il libro può essere tranquillamento ordinato sia al distributore che alla casa editrice.
Il volume è inoltre disponibile presso qualsiasi bookstore online in versione cartacea e in e-book; è anche possibile acquistare L'inchiesta richiedendolo direttamente alla casa editrice e usufruendo del 15% di sconto (cliccate QUI).


Siamo arrivati alla fine di questo blog-tour. Ricapitolando:

1 tappa - Presentazione - QUI
2 tappa - Menzogne bibliche? - QUI
3 tappa - Misteri del passato - QUI
4 tappa - Intervista all'autore - QUI

Nel ringraziare tutti i lettori che hanno partecipato all'iniziativa, segnalo i vincitori del giveaway de L'inchiesta.
Ricordo che nella selezione dei vincitori si è tenuto conto di un parametro fondamentale: gli inviti a partecipare al gioco e il numero di utenti che effettivamente hanno partecipato. Più utenti avete invitato a partecipare, maggiori sono stati i punti che avete accumulato.

Il primo classificato, col maggior numero di utenti invitati, è Enrico Alfieri, che ha vinto una copia de L'inchiesta e due libri a sua scelta tra tutto il catalogo della 0111 edizioni!

Il secondo classificato è Caterina Armentano, che ha vinto una copia de L'inchiesta e un libro a sua scelta tra tutto il catalogo della 0111 edizioni!

Per gli altri due posti, in assenza di invitati che hanno effettivamente partecipato, è stato necessario ricorrere a un programma di sorteggio automatico. E' stato assegnato un numero progressivo a ogni utente (l'ordine dei partecipanti è quello registrato da vizzualforms):

1 Annamaria Filosa
2 Letizia Lamorea
3 Ilaria Vespoli
4 Giuseppe Perrotti
5 Lucrezia (cognome non pervenuto)
6 Sonia (cognome non pervenuto)
7 Giada (cognome non pervenuto)
8 Benito Letizia
9 Maria Rosaria Zinno
10 Giulia Anna Gallo
11 Chiara De Martin
12 Daniela Silvestro
13 Simona Zarcone
14 Patrizia (cognome non pervenuto)
15 Veronica Sasso
16 Maria Wojcik

E questi sono, nell'ordine, i numeri estratti:


Il terzo classificato è quindi Benito Letizia, che ha vinto una copia de L'inchiesta!

e il quarto classificato è Chiara De Martin, che ha vinto l'ebook de L'inchiesta!

I vincitori saranno contattati a breve via email e sarà loro illustrata la procedura da seguire per scegliere i libri da ricevere (per il primo e il secondo classificato) e per comunicare l'indirizzo al quale spedire le copie.
Ricordo che i libri saranno spediti dopo il 30 giugno, sia per darvi il tempo necessario di scegliere gli altri premi, sia perché L'inchiesta è attualmente in stampa e bisogna attendere i tempi tecnici.

Al quarto classificato, invece, sarà inviato gratuitamente l'e-book del libro non appena quest'ultimo sarà disponibile (indicativamente tra la fine di giugno e l'inizio di luglio).

E adesso... il booktrailer de L'inchiesta!


Sarà superfluo ricordarlo, ma lo faccio lo stesso: al momento della pubblicazione, un libro cessa di appartenere all'autore e diventa di tutti i lettori che vorranno leggerlo. Saranno questi ultimi, quindi, a decretare la sua "sorte". Invito tutti, anche chi non è stato fortunato con questo giveaway, a leggere il volume e, magari, a pubblicare qualche suo commento online.
Come ho ribadito più volte, L'inchiesta è un libro fatto di domande... e l'unico modo per trovare risposte è confrontarsi (anche e soprattutto con chi ha idee diverse dalle proprie).

Buone letture a tutti!

mercoledì 27 maggio 2015

Comincia il Blog-Tour de L'inchiesta!

Comincia oggi un'iniziativa che, senz'altro, interesserà tutti quelli che negli ultimi giorni mi hanno chiesto ulteriori delucidazioni in merito a L'inchiesta, il mio saggio che sarà pubblicato da 0111 edizioni verso la fine di giugno.


Da oggi, per 4 settimane (cioè fino all'uscita del libro) potrete scoprire curiosità, approfondimenti, anticipazioni su L'inchiesta non solo su questo sito, ma anche su altri blog letterari!
Prima di partire in questo tour che coinvolgerà alcuni tra i più interessanti blog letterari del web, segnalo qualche appunto che potrebbe tornare utile al lettore (compresi alcuni banner che, nelle ultime settimane, avete potuto leggere sulla mia fanpage).


Che cos'è L'inchiesta?
E' un libro per curiosi. Non sperate di trovarci teorie strampalate, pseudo-storiche, rivoluzionarie. L'inchiesta è un libro semplice per tutti quei curiosi che non si accontentano di accettare passivamente ciò che viene inculcato dalla società. E' un libro che si basa su dati oggettivi e facilmente consultabili, che non stravolge la storia al fine di portare avanti l'opinione del suo autore.
E' un libro che solleva domande: saranno poi i lettori, se vorranno, a cercare le risposte appropriate.




Un'inchiesta... su cosa?
Avrete capito che il libro si occuperà di argomenti legati alla religione (in particolare alla religione cristiana), ma il suo scopo non è dimostrare l'effettiva esistenza (o inesistenza) di Dio.
Il mondo è pieno di gente che si erge su un piedistallo pretendendo di conoscere tutte le risposte: se volete saperne di più, chiedete direttamente a loro.
No, L'inchiesta si occuperà di tutt'altro. In particolare, tenterà di rispondere a una domanda: 

Ci sono discrepanze tra ciò che ci insegnano e ciò che è effettivamente riportato nei testi sacri? In altre parole, in che modo l'uomo occidentale si è impadronito di tutto il "materiale religioso" (testi, tradizioni, ecc.) e come lo ha impiegato per il benessere della società?

D'altra parte, il curioso se ne sarà già accorto: da sempre alcuni uomini hanno tentato di effettuare un vero e proprio controllo delle masse. Da sempre tali uomini si sono autodefiniti "indispensabili" per illustrare la corretta interpretazione (e la relativa applicazione) di determinati concetti.
Pensate alla metafora del pastore che guida il gregge e ricordate che voi siete il gregge e loro i pastori.
Abbiamo tutto sotto gli occhi, non c'è bisogno di aggiungere altro.



E allora non perdete le tappe de L'inchiesta Blog-Tour, che seguiranno il seguente calendario:


Alla fine del tour (le mete saranno indicate di volta in volta) saranno eletti i vincitori del giveaway, che si aggiudicheranno una copia de L'inchiesta e altri libri (a loro scelta) dal catalogo di 0111 edizioni!
Partecipate in tanti, e invitate anche i vostri amici per aumentare la possibilità di vincere!
QUI trovate il regolamento!




Ancora non basta? E allora ecco a voi un'altra interessante novità: da domani (28 maggio) alla fine del mese (31 maggio) potrete scaricare l'ebook del primo episodio di Con gli occhi dell'innocenza completamente gratis, su Amazon (cliccando QUI)!
Si tratta della nuova edizione (completamente rivista e aggiornata) di un romanzo che ho scritto qualche anno fa: un piccolo omaggio per tutti i lettori che seguiranno questo blog-tour!


La prossima tappa dell'Inchiesta Blog-Tour avrà luogo lunedì 1 giugno sul blog di Chiara: Libri del cuore e cuori di libri
Non mancate!

giovedì 21 maggio 2015

Intervista a un "cacciatore di libri": Simone Berni e la censura libraria

Parole e idee possono cambiare il mondo diceva Robin Williams in uno dei suoi film più toccanti. D'altra parte, se qualcuno ha stabilito che la storia della civiltà umana dovesse cominciare con l'invenzione della scrittura, è chiaro che da un certo momento in poi la scrittura è stata vista come la madre di tutte le rivoluzioni, la più grande invenzione partorita dal genere umano. Non a caso, per secoli è stata attribuita a un vero e proprio dono divino.

Oggi la scrittura è alla base della nostra vita. Quotidianamente siamo bombardati dalle informazioni: libri, giornali, riviste, radio, tv, internet... i mezzi di comunicazione non si contano più. Eppure non è sempre stato così semplice: riuscire a raccogliere informazioni, in passato, non era poi tanto facile.

Ma com'è davvero la situazione attuale? Esiste ancora la censura libraria?
Lo abbiamo chiesto a Simone Berni, un vero cacciatore di libri rari, preziosi, introvabili e talvolta... proibiti!

Ciao Simone, e grazie per la disponibilità. Prima di passare alle domande, ti invito a raccontare qualcosa su di te, sul tuo lavoro e sui libri “introvabili”, in modo da fornire un quadro più preciso ai nostri lettori.

Grazie, Mario. 
Nel 2000, come blogger, avevo scritto vari pezzi sul tema dei “libri proibiti”. In particolare mi ero occupato dei libri censurati e fatti scomparire durante il Nazi-Fascismo. Poi avevo approfondito la tematica dei cosiddetti “crank”, cioè gli scienziati pazzi, geniali ma un po’ eccentrici e le loro produzioni (scientifico-letterarie) che assai spesso hanno causato seri imbarazzi agli Atenei interessati. Questi scritti iniziali sono diventati il nucleo del mio primo libro, A caccia di libri proibiti (2005); gli altri che sono seguiti, come Libri scomparsi nel nulla (2007) o Il Manuale del cacciatore di libri introvabili (2010), mi hanno poi “sdoganato” come cacciatore di libri. Ed oggi, a distanza di una quindicina d’anni, così vengo principalmente percepito dai lettori, dai collezionisti e dal mondo bibliofilo e librario in generale.

Comincerei con una domanda secca: esiste, oggi, la censura libraria? Insomma, viviamo davvero nell'epoca del libero pensiero?

La censura, a tutti i livelli, è sempre esistita. Quando il potere percepisce delle avversità, che siano un gruppo di persone, uno scritto, una campagna o un’idea, reagisce negando, facendo scomparire, occultando. I libri per secoli hanno tramandato le idee e la conoscenza, pertanto sono sempre stati colpiti da chi deteneva il potere.
Al giorno d’oggi i libri dividono questo ruolo con altri mass media, con la rete, con i social network. E il loro predominio culturale è sicuramente ridimensionato rispetto al passato.
Se siamo nell’epoca del libero pensiero? Assolutamente no. Questa è anzi l’epoca dove c’è la massima manipolazione delle informazioni, dove anzi l’enorme messe di dati esistente diventa, per assurdo, anche il miglior nascondiglio per isolarvi le idee contrarie agli interessi delle forze predominanti.

Ma perché si censura un libro? Paura, interessi, controllo delle masse... o altro?

Un libro si censura per tutte queste ragioni e per altre ancora. Si spegne una voce quando questa mette in crisi la propria identità o gli interessi di una parte. E, come dicevo prima, a volte il miglior modo per censurare un libro, il più raffinato, è quello di ignorarlo completamente. Di immetterlo in un flusso di miliardi di dati, dove, senza avere il minimo risalto, rimarrà del tutto invisibile, una voce sola in mezzo a una folla assordante. Un piccolo punto che nessuno noterà mai.

Quando si parla di censura libraria il nostro pensiero corre all'Indice dei libri proibiti e alla Santa Inquisizione. L'indice è stato soppresso nel 1966 e l'inquisizione, ribattezzata oggi Congregazione per la dottrina della fede, non opera più con le misure drastiche del passato.
Eppure il Vaticano non ha mancato di esprimere più volte un giudizio nettamente negativo su alcune pubblicazioni contemporanee (si pensi a Harry Potter o a Il codice Da Vinci). Se queste pubblicazioni oggi circolano liberamente, dobbiamo pensare che il controllo della Chiesa sul mercato librario si sia in qualche modo indebolito?

Quello che ho appena detto circa la “singola” voce che può essere spenta con facilità, non vale se applicato a questioni condivise dalla comunità. Oggi Internet determina una “dittatura democratica” in base alla quale è impossibile che un’idea, uno scritto o una voce, possano essere del tutto sradicate dal contesto del flusso di informazioni. I casi a cui fai riferimento, non a caso, sono emblematici. Se fossimo stati nel ‘700 puoi star sicuro che sette libri che parlano di magia, di incantesimi e di scuole per aspiranti maghi sarebbero stati senza dubbio messi all’indice, e di loro cosa si saprebbe oggi? Allo stesso modo Il codice Da Vinci, un romanzo basato su idee fantasiose (blasfeme per alcuni), che ha venduto decine di milioni di copie in tutto il mondo, quando è arrivato alle porte dell’Italia e dei paesi cattolici, come poteva essere fermato? Nessun mezzo sarebbe stato adeguato. Era un fiume in piena che doveva conquistare i nostri lettori, come prima aveva conquistato tutti gli altri. Subentravano, quindi, interessi commerciali globali che diventavano il potere forte che non poteva essere arrestato, detronizzando di fatto ogni altro interesse.

Qualche anno fa, Biblohaus ha pubblicato un tuo saggio decisamente interessante: Il caso Imprimatur. Storia di un romanzo italiano bestseller internazionale bandito in Italia.
Il tuo è un libro che parla di libri, e in particolare di Imprimatur, un romanzo storico scritto da Rita Monaldi e Francesco Sorti pubblicato da Mondadori nel 2002. Puoi parlarcene brevemente e magari spiegarci se, con Imprimatur, si può effettivamente parlare di “censura libraria”?

Sì, nel 2008 ho raccolto la testimonianza di questi due autori italiani e ricostruito una vicenda per certi versi surreale. Imprimatur purtroppo andò a ledere interessi di primo grado e piano piano fu messo ai margini, nonostante un chiaro successo nelle vendite. Gli altri romanzi di Monaldi & Sorti sono stati pubblicati da decine di editori di tutto il mondo, ma non in Italia, paese nel quale, per assurdo, questo duo letterario è relativamente poco noto al grande pubblico.
Ma il tempo spesso è galantuomo. E la notizia che ti do in anteprima è che Imprimatur sarà presto ristampato nel nostro paese. Un editore fortemente interessato sta infatti acquisendone i diritti.

Intervento di Simone Berni sul caso Imprimatur, a La7

Mettendo per un attimo da parte Imprimatur, si sono verificati in tempi recenti dei “casi” simili?

Nessuno dei casi di cui sono venuto a conoscenza può in realtà essere paragonato a Imprimatur, per quanto riguarda gli effetti deleteri sul libro stampato e censurato. Soumission di Michel Houellebecq, per esempio, la cui uscita (7 gennaio 2015) è stata concomitante al grave attentato terrorista presso la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo di Parigi, è riuscito a passare praticamente indenne ogni atto di censura, nonostante fosse concausa dei tragici fatti.
Un “mancato censurato”, tanto per affrontare la questione dal lato opposto, può definirsi Da cosa nasce cosa (Milano, Longanesi, 2000) di Alfio Caruso. Nel 2009 Sergio Mattarella, oggi capo dello Stato, ha citato in giudizio l’autore del libro per le dichiarazioni lesive nei riguardi di suo padre. Oggi se ne trova qualche sparuta copia su internet, ma il libro non sembra sia stato rastrellato.

Sono tanti i personaggi provenienti dal mondo dello spettacolo e dell'informazione (giornalistica, radiofonica, televisiva) che si occupano di tematiche legate alla religione, alla spiritualità, alle questioni di fede e perfino all'ateismo. Spesso questi personaggi pubblicano testi più o meno interessanti con grandi case editrici, a volte schierandosi dalla parte della Chiesa, a volte criticando aspramente l'operato del Vaticano. Non mancano nemmeno personaggi che “invertono rotta”, bazzicando prima da una parte e poi dall'altra.
È possibile che certe pubblicazioni approdino in libreria perché espressamente “volute” dai piani alti, a mo' di controllo e/o propaganda? È verosimile, cioè, che si verifichi l'esatto opposto della censura?

Sì, è un’opinione perfettamente plausibile, dati i tempi. E gli esempi che possiamo produrre a conforto sono molteplici. Gli Adelphi della dissoluzione di Maurizio Blondet, Non è Francesco di Antonio Socci, due titoli su cui meditare in tal senso.

Abbiamo visto che il tuo lavoro ti porta ad avere a che fare spesso con “testi scomodi”. Senza spingersi troppo oltre con l'immaginazione, magari qualcuno potrebbe considerare “scomodi” anche i tuoi libri, visto che tratti in maniera schietta e precisa tematiche abbastanza particolari.
Nel corso della tua avventura editoriale ti sei mai dovuto confrontare con tentativi di boicottaggio, censure o ostacoli di qualche tipo? Ci racconti la tua esperienza?

Un mio libro del 2011, Libri proibiti – Cinquant’anni di rastrellamenti e scomparse misteriose (Roma, Nutrimenti), non ha mai visto la luce per circostanze avverse mai divulgate e di certo non imputabili all’editore. Il libro appare liberamente in vendita sul portale della Libreria Universitaria e su Libroco, con indicazione del prezzo, delle pagine e perfino del codice ISBN. Ma è un libro fantasma a tutti gli effetti. Doveva trattare dei libri scomodi della politica italiana, dal dopoguerra ai giorni nostri, riportando alla luce alcuni titoli che forse, per qualcuno, devono restare nell’oblio. E questo, almeno in parte, dovrebbe rispondere alla tua curiosità. Ma solo in parte.

Stai lavorando a qualche nuovo progetto? Ce ne puoi parlare?

Il 2014 si è chiuso con il mio breve saggio che ha inaugurato la collana Focus di Biblohaus, dal titolo Dracula di Bram Stoker - il mistero delle prime edizioni. Si tratta di un lavoro di ricerca che mi ha visto impegnato per tutta la scorsa estate in Europa dell’est. Ho rintracciato un’edizione ungherese di Dracula (Drakula) dimenticata da oltre un secolo dagli stessi ungheresi. Tale edizione è risultata essere non solo  la prima traduzione mai effettuata dall’inglese ma soprattutto l’edizione con la prima raffigurazione pittorica del Dracula letterario. “Un italiano scopre il vero volto di Dracula” ha infatti titolato il magazine Sette del Corriere della Sera nel dicembre dello scorso anno.
Il 2015 invece mi vede impegnato in un altro progetto, sempre riguardante la ricerca dei libri e il mondo bibliofilo in generale. Sono infatti il coordinatore italiano di Bookle, un nuovo aggregatore di libri, utile per chi cerca un libro e vuole confrontare i prezzi con un click, senza dover consultare uno a uno i vari siti. Al momento siamo in una fase di beta testing. Il sito www.bookle.org è già operativo ma le sue funzioni sono momentaneamente limitate. Si sta rafforzando giorno dopo giorno, e gli utenti lo hanno già trovato e stanno usandolo. Presto implementerà delle funzioni che ci differenzieranno dagli altri motori di ricerca di libri e gli utenti potranno fare una “verifica di rarità” dei libri desiderati. Bookle sarà presentato ufficialmente a novembre a Milano.

Grazie ancora una volta per la disponibilità dimostrata. In bocca al lupo per tutto, e... buona caccia (di libri)!

sabato 16 maggio 2015

A chi appartengono i tesori del Vaticano? Stato laico e Stato patrimoniale

Una delle sezioni più corpose del mio prossimo libro è incentrata sull'organizzazione del materiale religioso: si tenterà, cioè, di fare luce su come, a partire dai testi sacri, si è passati dalla teoria alla pratica.
Provo a fare un ragionamento esplicativo.

A chi appartiene il Colosseo? E la Torre di Pisa? E la Mole Antonelliana?
La risposta è abbastanza scontata: a tutti e a nessuno. I monumenti italiani, orgoglio della nostra Storia, appartengono allo Stato e, di riflesso, a tutto il popolo italiano. Pertanto il Colosseo è sia mio che vostro. 
Posso, quindi, venderlo a qualcuno o prestarlo al mio vicino di casa affinché organizzi una bella festa di compleanno con tematica "gladiatori & co."?
Naturalmente no, perché è patrimonio dello Stato. Insomma, come dicevo prima, è di tutti ma non appartiene a nessuno.

Di chi è la cappella Sistina? E la Basilica di San Pietro? E tutto ciò che c'è dentro?
Dello Stato, direte voi. Sì, ma di quale Stato?
Non dell'Italia, ma della Città del Vaticano. Il Vaticano è uno stato indipendente, con un proprio inno nazionale e una propria moneta (con tanto di effige del Papa).
Ciò che occorre sottolineare, però, è che nel Vaticano vige un regime di monarchia assoluta di tipo patrimoniale.
Chiaro, no? No. Insomma, che significa?

Lo stato patrimoniale è quella forma di governo in cui non c'è distinzione tra il patrimonio del sovrano e quello dello Stato. In altre parole, ciò che appartiene allo Stato è anche proprietà del sovrano di quello Stato.
Come se non bastasse, si tratta di una monarchia assoluta: il sovrano di quello Stato ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.
Alla domanda "a chi appartiene la cappella Sistina", dunque, bisognerebbe rispondere "alla Città del Vaticano" e, poiché il Vaticano è uno stato patrimoniale, "al sovrano della città del Vaticano", che in quanto monarca assoluto può fare ciò che gli pare, perfino regalarla al sottoscritto o a voi (vedi QUI le dichiarazioni in merito di Piergiorgio Odifreddi).
Ovviamente, nessuno pretenderebbe che il Vaticano si liberi di tutti i beni culturali in suo possesso per estirpare la fame nel mondo (anche se alcuni non saranno d'accordo), ma le proprietà del Vaticano non si limitano di certo ai tesori custoditi nei suoi musei e alle meraviglie architettoniche che occupano il suo suolo: il Vaticano ha beni mobili e immobili sparsi per il mondo, e il controllo totale e incondizionato di tali beni è gestito dal capo dello Stato che, ricordo, è un monarca assoluto.
E tale sovrano si chiama Papa Francesco.

Alla luce di ciò, quando il Papa invita i fedeli ad aiutare i bisognosi o dichiara di desiderare "una Chiesa povera" non vi pare che qualcosa non stia andando per il verso giusto?
Insomma, concentrando nelle sue mani la totalità dei poteri, cosa aspetta il Papa a realizzare il suo desiderio? Per impoverire la Chiesa basterebbe un suo schiocco di dita, nel vero senso della parola.
Se ciò non avviene non è di certo per colpa del Papa; il problema è ciò che c'è dietro. La Chiesa è un'istituzione antica ma soprattutto un'istituzione potente. Ogni singola decisione in campo politico-economico-amministrativo deve essere presa con molta, moltissima attenzione.
"Impoverire" un potere del genere non fa felice nessuno, e limitarsi a deporre i paramenti d'oro e d'argento o a rifiutare le sontuose automobili (per spostarsi in autobus) o, ancora, a pagare una consumazione al ristorante come qualsiasi altro cittadino non dovrebbe essere un "merito", ma una pratica di ordinaria amministrazione.
D'altra parte, fuori dal proprio Stato anche un monarca assoluto deve sottostare alle leggi del Paese in cui mette piede; e sapete chi detiene il potere sovrano in questo bel territorio a forma di stivale? 

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. (Art. 1)
Aggiungiamo, poi, la questione dell'otto per mille, che serve sì a finanziare interessanti iniziative (come la Caritas), ma pure a pagare gli stipendi ai sacerdoti; e aggiungiamoci che, anche nel caso si riservi l'otto per mille allo Stato italiano, quest'ultimo provvederà a ristrutturare beni culturali ecclesiastici (come è già accaduto e continua ad accadere)... e siamo punto e a capo, perché ci si potrebbe chiedere per quale ragione le autorità ecclesiastiche non finanzino esclusivamente di tasca loro tali iniziative, come esigerebbe la cosiddetta carità cristiana.
L'Italia è uno stato laico. Sì, ma a parole.


Questo è quanto accade oggi, e rispetto a ciò che accadeva in passato possiamo dire di aver fatto grossi passi avanti.
La Chiesa ha rispettato il materiale religioso oppure lo ha adattato alle proprie esigenze? E, se lo ha fatto, come lo ha fatto?
E' quanto tenterò di appurare - insieme a molte altre cose - nel mio prossimo libro. Ho già avuto modo di illustrare (si veda QUI) la difficile situazione editoriale italiana e i complessi ingranaggi che mettono in moto la distribuzione libraria; L'inchiesta è in uscita per un piccolo editore, il che significa che la presenza del volume nelle librerie italiane sarà molto ridotta rispetto a quella dei titoli immessi sul mercato editoriale dai "big" dell'editoria.
Il libro, però, sarà comunque disponibile per la vendita in qualsiasi libreria italiana (eventualmente su ordinazione) e presso tutti gli store online (sia in versione cartacea che in ebook).
In ogni caso, considerati gli argomenti trattati, mi chiedo se il libro avrebbe maggiore visibilità se uscisse con un grande editore. Per chi non lo sapesse, le "censure" non appartengono soltanto al medioevo: abbiamo esempi decisamente più recenti, e forse avremo modo di parlarne in un altro post (QUI).

sabato 9 maggio 2015

"Ci dispiace, non possiamo ordinarlo": perché è difficile reperire i libri pubblicati dai piccoli editori?

Un uomo si sveglia al mattino e ha voglia di leggere un libro. Passa in rassegna gli scaffali della libreria, una grossa catena che ha un punto vendita proprio sotto casa sua, ma il libro che desidera non c'è. Domanda al commesso se è possibile ordinarlo.
"Ci dispiace", risponde il commesso, afflitto in volto (ma mica tanto). "Non è possibile."
L'uomo, deluso, replica prontamente: "Perché?"

Se anche voi, almeno una volta nella vita, avete provato un'esperienza del genere, sapete bene che quel perché nasconde innumerevoli significati. E' un perché che apre un mondo, e che può farvi scoprire tante cose sulla situazione editoriale italiana.
Un perché che ha innumerevoli risposte. 

"Ripeto che ci dispiace", continua il commesso, "ma non conosciamo la casa editrice e non possiamo ordinarlo."
"Ve l'ho detto io qual è la casa editrice", replica l'aspirante lettore, fermo nelle sue convinzioni.
"Sì, ma il libro non ha distribuzione."
"Ce l'ha eccome. E ha il codice ISBN e tutto il resto. E' soltanto pubblicato da un piccolo editore."
"Ecco, appunto. Non sappiamo a chi rivolgerci per ordinarlo: non trattiamo col suo distributore."
"Provate a contattare l'editore, no? Il libro figura perfino nel vostro catalogo."
"C'è da considerare un lunghissimo tempo di attesa e potrebbe dover pagare le spese di spedizione."
"Da quando in qua, ordinando in libreria, dovrei pagare le spese di spedizione?"
"Non preferisce acquistare uno dei volumi già presenti in libreria? E' uscito il nuovo libro di Barbara d'Urso: stamattina ce ne sono arrivate cinquanta copie."
"Arrivederci."

Potrebbe sembrare un dialogo di fantasia, ma non lo è (a parte, forse, la penultima battuta). Sono considerazioni vere formulate spesso dai librai in risposta a chi tenta di ordinare il libro di una piccola casa editrice.
Da un lato, è facile intuire la motivazione di un atteggiamento del genere: perché sbattersi tanto per ordinare uno specifico libro quando la maggior parte dei clienti desidera acquistare altro? In fondo, quei quindici euro che pagherà il lettore non faranno la differenza.
La risposta a una simile domanda è pronta: perché è un libro, perché il lettore vuole leggere quel libro e non un altro, perché il lettore non è un "cliente" e un libraio non è un bottegaio.
Un libraio consiglia, va incontro ai gusti della gente e prova a diffondere la cultura. Un libraio vende sia Dickens che Fabio Volo, perché i lettori non hanno gusti univoci e cerca di accontentare tutti.
Un libraio vende libri, non prosciutti.


Non sono proprio la stessa cosa

Quanti librai esistono in Italia? Probabilmente pochi. Purtroppo, chi apre una libreria spesso è convinto di vendere merce come qualsiasi altra. Si sbaglia.
Non basta aspettare che arrivino in negozio degli scatoloni pieni di libri, aprirli, riporre il contenuto sugli scaffali e starsene con le mani in mano nella speranza che passi qualcuno a comprarli. A fare questo sono bravi tutti. Chiunque, insomma, potrebbe improvvisarsi libraio dalla sera alla mattina.
I librai spesso ignorano che stanno vendendo delle idee. Stanno vendendo le fantasie della gente. Ogni prodotto in mostra sui loro scaffali è un mondo che aspetta di essere scoperto.
Non è carta. Non è inchiostro. E' qualcosa che può cambiare la vita di chi lo acquista.

Ma come funziona la distribuzione, in Italia? Perché alcuni libri sono presenti in decine e decine di copie e altri no?
Rispondo con una riflessione che ho postato sulla mia pagina Facebook qualche settimana fa.

In Italia i libri si vendono praticamente ovunque. Potete trovarli in libreria, in cartolibreria, in edicola, a volte perfino nei supermercati.
Immaginiamo che i libri siano in vendita esclusivamente presso le librerie e proviamo a stimare il numero di librerie (indipendenti e non) presenti in Italia.
Dunque, in Italia vivono circa 60 milioni di persone; supponiamo che ci sia una libreria ogni diecimila abitanti: un totale di seimila punti vendita.

Ora, come arrivano i libri nelle librerie? Tutti gli editori, piccoli e grandi, gradirebbero vedere le loro pubblicazioni stampate in centinaia di migliaia di copie e presenti in tutte le librerie (in quanto garanti di vendite sicure); ma la situazione non è così semplice.
Solitamente l'editore, dopo aver stabilito se pubblicare o meno un testo (e dopo averlo sottoposto a un lavoro di editing, impaginazione, ecc.), redige una scheda del libro che invia al suo distributore. Il distributore propone il libro a tutte le librerie che fanno parte del suo circuito (nel caso di un piccolo/medio distributore, quest'ultimo attende semplicemente che qualche libreria sua cliente ne ordini una o più copie). Il libraio decide quali e quanti libri ordinare e lo riferisce al distributore; il distributore riferisce il dato ottenuto all'editore; l'editore stampa quelle copie più altre che serviranno come "scorte di magazzino" (in caso di ordini diretti, via internet, copie omaggio per recensioni, ecc.).

Continuiamo il nostro viaggio mentale e semplifichiamo la situazione eliminando qualche fattore:
  • Facciamo finta che il nostro distributore serva tutte le librerie italiane.
  • Facciamo finta che tutti i librai d'Italia decidano di tenere a scaffale almeno una copia del nostro libro.
  • Facciamo finta che soltanto le librerie vendano libri.
  • Facciamo finta che l'editore non abbia bisogno di copie extra per ordini diretti o ordini via internet o copie omaggio.
  • Facciamo finta che con una tiratura di 6000 copie si riescano a coprire tutte le librerie d'Italia (anche se con una sola copia per libreria).
Ebbene, quante copie stampa una casa editrice in prima tiratura?
Un grande editore può permettersi di stampare una grande tiratura, se intende spingere seriamente il testo che sta per pubblicare. Diciamo che un colosso editoriale potrebbe stampare anche 15mila copie in prima tiratura, se l'autore è un nome noto.
La tiratura potrebbe perfino aumentare per un autore "notissimo" (prendete uno Stephen King o una J.K. Rowling) che può garantire vendite importanti: ed ecco spiegate le pile chilometriche di libri (sempre gli stessi) di autori conosciutissimi (sempre gli stessi).
Ma per un esordiente senza particolari spinte pubblicitarie la tiratura media di una grande casa editrice varia dalle tremila alle ottomila copie.

Per i piccoli e medi editori la situazione cambia drasticamente. Un editore "medio" stampa sulle 600-800 copie; un editore piccolo stampa sulle 100-200 copie.
Arrotondando per eccesso (ma molto per eccesso), immaginiamo che un piccolo-medio editore stampi mille copie in prima tiratura.
Mille copie per seimila librerie: il nostro libro sarà presente in un sesto delle librerie italiane... e in una sola copia per libreria (il che significa far perdere quella singola copia tra le centinaia di altri testi proposti).
E, sottolineo, per un piccolo editore mille copie è una tiratura importante!

Con questo calcolo di fantasia ho tralasciato un bel po' di fattori (tutti quelli elencati sopra): vi assicuro che, considerando anche quelli, la situazione editoriale italiana diventa molto più tragica.
Come può un libro edito da una piccola-media casa editrice sperare di vendere qualche copia in più senza l'aiuto di un libraio?
E se anche il libraio "si scoccia" di ordinare il libro di un piccolo-medio editore, come si può sperare di risollevare la situazione italiana?
Siamo costretti ad acquistare solo ed esclusivamente i testi presenti a scaffale, quelli dei nomi "noti" e "notissimi" (che, tra l'altro, sono solo una minima parte della moltitudine di libri pubblicati annualmente in Italia)?

Infine, tenete conto che la vita di un libro si aggira tra le poche settimane e i pochi mesi. Trascorso questo termine, sia che il libro sia uscito con un colosso editoriale sia che abbia raggiunto la pubblicazione mediante una piccola-media casa editrice, il volume scompare, inglobato da tutte le altre pubblicazioni che gli fanno concorrenza. Il libraio, dopo un po', manda indietro le copie invendute (i cosiddetti "resi")... e il libro muore.

Come risolvere la situazione?
  • Se la libreria dovesse esserne sprovvista, ordinate il libro. Se il libraio sostiene di non poterlo ordinare, cercate di capirne le motivazioni e, se non dovessero reggere (non reggeranno mai, tranquilli), impuntatevi. Chissà che, dopo aver ricevuto diversi ordini, pensi di tenere a scaffale più di una copia del testo.
  • Acquistate i libri online: Amazon, IBS, Libreria Universitaria... dove volete. Si critica molto la gente che preferisce acquistare via internet piuttosto che in libreria, ma al giorno d'oggi gli store online rappresentano l'unica vera democrazia libraria: i libri dei piccoli editori sono disponibili per l'acquisto allo stesso modo dei libri pubblicati dai colossi editoriali. Inoltre, spesso sono proposti sconti interessanti. Un appunto: non lasciatevi fregare dai tempi di reperibilità indicati, spesso molto lunghi. Si tratta di tempistiche puramente indicative (potete constatarlo confrontando le tempistiche di un sito con quelle indicate da altri store online: non coincideranno quasi mai).
  • Richiedeteli alla casa editrice stessa: la disponibilità è immediata e, anche in questo caso, potreste imbattervi in sconti interessanti.
Inoltre, faccio una piccola digressione: quanto guadagna l'autore dalla vendita dei suoi libri?
Risposta: meno di un euro per copia venduta. Gli anticipi sono concessi solo dalle grandi case editrici (e in casi del tutto particolari).
Detto ciò, credete davvero che scrivendo un libro ci si possa arricchire? Principalmente, lo si fa per passione o come seconda attività (gli autori che campano di scrittura, in Italia, si contano sulle dita di una mano).

Concludo con un consiglio: non chiedete mai a un autore quante copie del suo libro ha venduto, senza prima acquistarne una. Se tutti i curiosi interessati alla risposta dell'autore non acquistassero il libro... la detta risposta sarebbe: zero.
E parla uno che si è sentito dire da una lettrice intenta a soppesare il mio romanzo Antarctica: "Lo comprerei, ma pesa troppo. E io leggo principalmente a letto, sarebbe ingombrante. Comunque, come sta andando? Sta vendendo bene?"
E ho detto tutto.

giovedì 7 maggio 2015

Qualche precisazione su "L'inchiesta"

Mi sono sempre occupato di narrativa, sondando i territori più disparati. Il mio primissimo racconto (mai pubblicato, per mia e vostra fortuna) narrava le avventure di un ragazzino imbarcatosi clandestinamente sul Titanic. L'ho scritto all'età di undici anni con una macchina per scrivere acquistata in un mercatino dell'usato.
E' solo dal 2009, tuttavia, che ho cominciato a "toccare con mano" il mondo editoriale. La mia primissima pubblicazione, un breve romanzo di cento pagine che strizza l'occhio a Tolkien, uscì sei anni fa per una piccola casa editrice. Da allora, mi sono dedicato ai più diversi generi letterari alla ricerca della mia dimensione ideale.
Ho scritto due fantasy, un romanzo breve per ragazzi, un horror e, finalmente, dal 2011 la mia produzione si è interamente incentrata sul genere thriller.
Complice la promozione effettuata dalle case editrici con cui ho avuto l'opportunità di rendere noti al pubblico i miei romanzi, i miei ultimi lavori hanno avuto una discreta visibilità.
Perché, quindi, abbandonare il campo della narrativa e dedicarmi alla saggistica?

Anzitutto, mi preme precisare una cosa: L'inchiesta non segnerà un mio definitivo cambio di rotta. Continuerò a scrivere opere di narrativa (probabilmente thriller), perché è nella narrativa che trovo maggiore appagamento.
D'altra parte, il progetto di scrivere un libro come L'inchiesta era in cantiere da un bel po' di tempo. L'inchiesta, in effetti, nasce da due cose: la stanchezza e la curiosità.
Magari vi starete chiedendo per quale ragione dovrei essere stanco o se, addirittura, L'inchiesta sia il frutto di pomeriggi noiosi trascorsi a scrivere in mancanza di attività più interessanti da svolgere.
Per fortuna, la stanchezza di cui parlo non ha niente a che vedere con tutto questo.
Non credo di essere un grande scrittore (sono giovane e la strada da percorrere non è breve), ma di certo mi reputo un buon lettore. Prima ancora che scrivere, credo sia necessario leggere. E leggendo saltano fuori numerose domande, prima fra tutte: perché ci vengono dette cose che non ritrovano effettivo riscontro nei testi sacri?
Sia ben chiaro, io non sono un detentore della verità (altri pretendono di esserlo, e lascio a loro tutta la gloria) e L'inchiesta non è un libro che dà risposte. L'inchiesta è fatto di domande. Tante domande, quelle che chiunque potrebbe (e dovrebbe) porsi dopo aver approfondito la storia delle religioni che si basano sulla Bibbia.
La stanchezza nata dall'accettare passivamente ciò che ci viene inculcato, senza operare alcun controllo, ha dato origine a questo libro.
Insieme alla stanchezza hanno giocato un ruolo determinante i miei studi (sono laureato in Lettere e attualmente mi sto specializzando in Filologia Moderna) e una buona dose di curiosità. In fin dei conti, è la curiosità che porta avanti il mondo, permettendoci di indagare, di scoprire!
E se state leggendo questo post, probabilmente la curiosità ha fatto leva anche su di voi.

Vi segnalo un'iniziativa cominciata oggi sulla mia Fanpage Facebook, che si protrarrà di settimana in settimana fino alla pubblicazione del libro (in uscita per 0111 edizioni).
Ogni sette giorni l'immagine di copertina sarà aggiornata con un banner pubblicitario avente l'intento di lanciare degli "spunti di riflessione", nonché di anticipare alcuni degli argomenti che saranno trattati nel libro.
Invito tutti i curiosi a seguire i vari aggiornamenti, o a contattarmi in caso di specifico interesse. Nel frattempo, vi segnalo il primo dei banner che troverete pubblicati settimanalmente.

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