sabato 16 maggio 2015

A chi appartengono i tesori del Vaticano? Stato laico e Stato patrimoniale

Una delle sezioni più corpose del mio prossimo libro è incentrata sull'organizzazione del materiale religioso: si tenterà, cioè, di fare luce su come, a partire dai testi sacri, si è passati dalla teoria alla pratica.
Provo a fare un ragionamento esplicativo.

A chi appartiene il Colosseo? E la Torre di Pisa? E la Mole Antonelliana?
La risposta è abbastanza scontata: a tutti e a nessuno. I monumenti italiani, orgoglio della nostra Storia, appartengono allo Stato e, di riflesso, a tutto il popolo italiano. Pertanto il Colosseo è sia mio che vostro. 
Posso, quindi, venderlo a qualcuno o prestarlo al mio vicino di casa affinché organizzi una bella festa di compleanno con tematica "gladiatori & co."?
Naturalmente no, perché è patrimonio dello Stato. Insomma, come dicevo prima, è di tutti ma non appartiene a nessuno.

Di chi è la cappella Sistina? E la Basilica di San Pietro? E tutto ciò che c'è dentro?
Dello Stato, direte voi. Sì, ma di quale Stato?
Non dell'Italia, ma della Città del Vaticano. Il Vaticano è uno stato indipendente, con un proprio inno nazionale e una propria moneta (con tanto di effige del Papa).
Ciò che occorre sottolineare, però, è che nel Vaticano vige un regime di monarchia assoluta di tipo patrimoniale.
Chiaro, no? No. Insomma, che significa?

Lo stato patrimoniale è quella forma di governo in cui non c'è distinzione tra il patrimonio del sovrano e quello dello Stato. In altre parole, ciò che appartiene allo Stato è anche proprietà del sovrano di quello Stato.
Come se non bastasse, si tratta di una monarchia assoluta: il sovrano di quello Stato ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.
Alla domanda "a chi appartiene la cappella Sistina", dunque, bisognerebbe rispondere "alla Città del Vaticano" e, poiché il Vaticano è uno stato patrimoniale, "al sovrano della città del Vaticano", che in quanto monarca assoluto può fare ciò che gli pare, perfino regalarla al sottoscritto o a voi (vedi QUI le dichiarazioni in merito di Piergiorgio Odifreddi).
Ovviamente, nessuno pretenderebbe che il Vaticano si liberi di tutti i beni culturali in suo possesso per estirpare la fame nel mondo (anche se alcuni non saranno d'accordo), ma le proprietà del Vaticano non si limitano di certo ai tesori custoditi nei suoi musei e alle meraviglie architettoniche che occupano il suo suolo: il Vaticano ha beni mobili e immobili sparsi per il mondo, e il controllo totale e incondizionato di tali beni è gestito dal capo dello Stato che, ricordo, è un monarca assoluto.
E tale sovrano si chiama Papa Francesco.

Alla luce di ciò, quando il Papa invita i fedeli ad aiutare i bisognosi o dichiara di desiderare "una Chiesa povera" non vi pare che qualcosa non stia andando per il verso giusto?
Insomma, concentrando nelle sue mani la totalità dei poteri, cosa aspetta il Papa a realizzare il suo desiderio? Per impoverire la Chiesa basterebbe un suo schiocco di dita, nel vero senso della parola.
Se ciò non avviene non è di certo per colpa del Papa; il problema è ciò che c'è dietro. La Chiesa è un'istituzione antica ma soprattutto un'istituzione potente. Ogni singola decisione in campo politico-economico-amministrativo deve essere presa con molta, moltissima attenzione.
"Impoverire" un potere del genere non fa felice nessuno, e limitarsi a deporre i paramenti d'oro e d'argento o a rifiutare le sontuose automobili (per spostarsi in autobus) o, ancora, a pagare una consumazione al ristorante come qualsiasi altro cittadino non dovrebbe essere un "merito", ma una pratica di ordinaria amministrazione.
D'altra parte, fuori dal proprio Stato anche un monarca assoluto deve sottostare alle leggi del Paese in cui mette piede; e sapete chi detiene il potere sovrano in questo bel territorio a forma di stivale? 

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. (Art. 1)
Aggiungiamo, poi, la questione dell'otto per mille, che serve sì a finanziare interessanti iniziative (come la Caritas), ma pure a pagare gli stipendi ai sacerdoti; e aggiungiamoci che, anche nel caso si riservi l'otto per mille allo Stato italiano, quest'ultimo provvederà a ristrutturare beni culturali ecclesiastici (come è già accaduto e continua ad accadere)... e siamo punto e a capo, perché ci si potrebbe chiedere per quale ragione le autorità ecclesiastiche non finanzino esclusivamente di tasca loro tali iniziative, come esigerebbe la cosiddetta carità cristiana.
L'Italia è uno stato laico. Sì, ma a parole.


Questo è quanto accade oggi, e rispetto a ciò che accadeva in passato possiamo dire di aver fatto grossi passi avanti.
La Chiesa ha rispettato il materiale religioso oppure lo ha adattato alle proprie esigenze? E, se lo ha fatto, come lo ha fatto?
E' quanto tenterò di appurare - insieme a molte altre cose - nel mio prossimo libro. Ho già avuto modo di illustrare (si veda QUI) la difficile situazione editoriale italiana e i complessi ingranaggi che mettono in moto la distribuzione libraria; L'inchiesta è in uscita per un piccolo editore, il che significa che la presenza del volume nelle librerie italiane sarà molto ridotta rispetto a quella dei titoli immessi sul mercato editoriale dai "big" dell'editoria.
Il libro, però, sarà comunque disponibile per la vendita in qualsiasi libreria italiana (eventualmente su ordinazione) e presso tutti gli store online (sia in versione cartacea che in ebook).
In ogni caso, considerati gli argomenti trattati, mi chiedo se il libro avrebbe maggiore visibilità se uscisse con un grande editore. Per chi non lo sapesse, le "censure" non appartengono soltanto al medioevo: abbiamo esempi decisamente più recenti, e forse avremo modo di parlarne in un altro post (QUI).

1 commento:

  1. Farei anche un'altra considerazione, esiste il Bilancio Generale dello Stato ma non esiste quello della Chiesa.
    La Chiesa non ha mai detto a nessuno quanti soldi ha, come li ha fatti, come li spende e quanti gliene rimangono.
    Non ha mai pubblicato un Bilancio di tutte le sue attività economiche e patrimoniali e di quelle di tutti quegli enti ed associazioni che, in definitiva, fanno capo a lei.
    Imbarazzante per una organizzazione che parla continuamente di “verità”.
    Detto Bilancio, inoltre, dovrebbe essere verificabile, di sicuro non può essere compilato "sulla fiducia".
    Inolte non c’è un Inventario di tutti gli immobili, i preziosi, le opere d’arte possedute dalla Chiesa.
    Dal punto di vista economico la Chiesa non può continuare a essere un misterioso pozzo senza fondo.
    Secondo me abbiamo già dato.
    Se i credenti desidererebbero salvarci l'anima sperando in una nostra conversione, noi atei speriamo di poter riportare i credenti alla realtà, alla coscienza, alla ragione, alla responsabilità della vita civile, laica e democratica.

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