giovedì 21 maggio 2015

Intervista a un "cacciatore di libri": Simone Berni e la censura libraria

Parole e idee possono cambiare il mondo diceva Robin Williams in uno dei suoi film più toccanti. D'altra parte, se qualcuno ha stabilito che la storia della civiltà umana dovesse cominciare con l'invenzione della scrittura, è chiaro che da un certo momento in poi la scrittura è stata vista come la madre di tutte le rivoluzioni, la più grande invenzione partorita dal genere umano. Non a caso, per secoli è stata attribuita a un vero e proprio dono divino.

Oggi la scrittura è alla base della nostra vita. Quotidianamente siamo bombardati dalle informazioni: libri, giornali, riviste, radio, tv, internet... i mezzi di comunicazione non si contano più. Eppure non è sempre stato così semplice: riuscire a raccogliere informazioni, in passato, non era poi tanto facile.

Ma com'è davvero la situazione attuale? Esiste ancora la censura libraria?
Lo abbiamo chiesto a Simone Berni, un vero cacciatore di libri rari, preziosi, introvabili e talvolta... proibiti!

Ciao Simone, e grazie per la disponibilità. Prima di passare alle domande, ti invito a raccontare qualcosa su di te, sul tuo lavoro e sui libri “introvabili”, in modo da fornire un quadro più preciso ai nostri lettori.

Grazie, Mario. 
Nel 2000, come blogger, avevo scritto vari pezzi sul tema dei “libri proibiti”. In particolare mi ero occupato dei libri censurati e fatti scomparire durante il Nazi-Fascismo. Poi avevo approfondito la tematica dei cosiddetti “crank”, cioè gli scienziati pazzi, geniali ma un po’ eccentrici e le loro produzioni (scientifico-letterarie) che assai spesso hanno causato seri imbarazzi agli Atenei interessati. Questi scritti iniziali sono diventati il nucleo del mio primo libro, A caccia di libri proibiti (2005); gli altri che sono seguiti, come Libri scomparsi nel nulla (2007) o Il Manuale del cacciatore di libri introvabili (2010), mi hanno poi “sdoganato” come cacciatore di libri. Ed oggi, a distanza di una quindicina d’anni, così vengo principalmente percepito dai lettori, dai collezionisti e dal mondo bibliofilo e librario in generale.

Comincerei con una domanda secca: esiste, oggi, la censura libraria? Insomma, viviamo davvero nell'epoca del libero pensiero?

La censura, a tutti i livelli, è sempre esistita. Quando il potere percepisce delle avversità, che siano un gruppo di persone, uno scritto, una campagna o un’idea, reagisce negando, facendo scomparire, occultando. I libri per secoli hanno tramandato le idee e la conoscenza, pertanto sono sempre stati colpiti da chi deteneva il potere.
Al giorno d’oggi i libri dividono questo ruolo con altri mass media, con la rete, con i social network. E il loro predominio culturale è sicuramente ridimensionato rispetto al passato.
Se siamo nell’epoca del libero pensiero? Assolutamente no. Questa è anzi l’epoca dove c’è la massima manipolazione delle informazioni, dove anzi l’enorme messe di dati esistente diventa, per assurdo, anche il miglior nascondiglio per isolarvi le idee contrarie agli interessi delle forze predominanti.

Ma perché si censura un libro? Paura, interessi, controllo delle masse... o altro?

Un libro si censura per tutte queste ragioni e per altre ancora. Si spegne una voce quando questa mette in crisi la propria identità o gli interessi di una parte. E, come dicevo prima, a volte il miglior modo per censurare un libro, il più raffinato, è quello di ignorarlo completamente. Di immetterlo in un flusso di miliardi di dati, dove, senza avere il minimo risalto, rimarrà del tutto invisibile, una voce sola in mezzo a una folla assordante. Un piccolo punto che nessuno noterà mai.

Quando si parla di censura libraria il nostro pensiero corre all'Indice dei libri proibiti e alla Santa Inquisizione. L'indice è stato soppresso nel 1966 e l'inquisizione, ribattezzata oggi Congregazione per la dottrina della fede, non opera più con le misure drastiche del passato.
Eppure il Vaticano non ha mancato di esprimere più volte un giudizio nettamente negativo su alcune pubblicazioni contemporanee (si pensi a Harry Potter o a Il codice Da Vinci). Se queste pubblicazioni oggi circolano liberamente, dobbiamo pensare che il controllo della Chiesa sul mercato librario si sia in qualche modo indebolito?

Quello che ho appena detto circa la “singola” voce che può essere spenta con facilità, non vale se applicato a questioni condivise dalla comunità. Oggi Internet determina una “dittatura democratica” in base alla quale è impossibile che un’idea, uno scritto o una voce, possano essere del tutto sradicate dal contesto del flusso di informazioni. I casi a cui fai riferimento, non a caso, sono emblematici. Se fossimo stati nel ‘700 puoi star sicuro che sette libri che parlano di magia, di incantesimi e di scuole per aspiranti maghi sarebbero stati senza dubbio messi all’indice, e di loro cosa si saprebbe oggi? Allo stesso modo Il codice Da Vinci, un romanzo basato su idee fantasiose (blasfeme per alcuni), che ha venduto decine di milioni di copie in tutto il mondo, quando è arrivato alle porte dell’Italia e dei paesi cattolici, come poteva essere fermato? Nessun mezzo sarebbe stato adeguato. Era un fiume in piena che doveva conquistare i nostri lettori, come prima aveva conquistato tutti gli altri. Subentravano, quindi, interessi commerciali globali che diventavano il potere forte che non poteva essere arrestato, detronizzando di fatto ogni altro interesse.

Qualche anno fa, Biblohaus ha pubblicato un tuo saggio decisamente interessante: Il caso Imprimatur. Storia di un romanzo italiano bestseller internazionale bandito in Italia.
Il tuo è un libro che parla di libri, e in particolare di Imprimatur, un romanzo storico scritto da Rita Monaldi e Francesco Sorti pubblicato da Mondadori nel 2002. Puoi parlarcene brevemente e magari spiegarci se, con Imprimatur, si può effettivamente parlare di “censura libraria”?

Sì, nel 2008 ho raccolto la testimonianza di questi due autori italiani e ricostruito una vicenda per certi versi surreale. Imprimatur purtroppo andò a ledere interessi di primo grado e piano piano fu messo ai margini, nonostante un chiaro successo nelle vendite. Gli altri romanzi di Monaldi & Sorti sono stati pubblicati da decine di editori di tutto il mondo, ma non in Italia, paese nel quale, per assurdo, questo duo letterario è relativamente poco noto al grande pubblico.
Ma il tempo spesso è galantuomo. E la notizia che ti do in anteprima è che Imprimatur sarà presto ristampato nel nostro paese. Un editore fortemente interessato sta infatti acquisendone i diritti.

Intervento di Simone Berni sul caso Imprimatur, a La7

Mettendo per un attimo da parte Imprimatur, si sono verificati in tempi recenti dei “casi” simili?

Nessuno dei casi di cui sono venuto a conoscenza può in realtà essere paragonato a Imprimatur, per quanto riguarda gli effetti deleteri sul libro stampato e censurato. Soumission di Michel Houellebecq, per esempio, la cui uscita (7 gennaio 2015) è stata concomitante al grave attentato terrorista presso la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo di Parigi, è riuscito a passare praticamente indenne ogni atto di censura, nonostante fosse concausa dei tragici fatti.
Un “mancato censurato”, tanto per affrontare la questione dal lato opposto, può definirsi Da cosa nasce cosa (Milano, Longanesi, 2000) di Alfio Caruso. Nel 2009 Sergio Mattarella, oggi capo dello Stato, ha citato in giudizio l’autore del libro per le dichiarazioni lesive nei riguardi di suo padre. Oggi se ne trova qualche sparuta copia su internet, ma il libro non sembra sia stato rastrellato.

Sono tanti i personaggi provenienti dal mondo dello spettacolo e dell'informazione (giornalistica, radiofonica, televisiva) che si occupano di tematiche legate alla religione, alla spiritualità, alle questioni di fede e perfino all'ateismo. Spesso questi personaggi pubblicano testi più o meno interessanti con grandi case editrici, a volte schierandosi dalla parte della Chiesa, a volte criticando aspramente l'operato del Vaticano. Non mancano nemmeno personaggi che “invertono rotta”, bazzicando prima da una parte e poi dall'altra.
È possibile che certe pubblicazioni approdino in libreria perché espressamente “volute” dai piani alti, a mo' di controllo e/o propaganda? È verosimile, cioè, che si verifichi l'esatto opposto della censura?

Sì, è un’opinione perfettamente plausibile, dati i tempi. E gli esempi che possiamo produrre a conforto sono molteplici. Gli Adelphi della dissoluzione di Maurizio Blondet, Non è Francesco di Antonio Socci, due titoli su cui meditare in tal senso.

Abbiamo visto che il tuo lavoro ti porta ad avere a che fare spesso con “testi scomodi”. Senza spingersi troppo oltre con l'immaginazione, magari qualcuno potrebbe considerare “scomodi” anche i tuoi libri, visto che tratti in maniera schietta e precisa tematiche abbastanza particolari.
Nel corso della tua avventura editoriale ti sei mai dovuto confrontare con tentativi di boicottaggio, censure o ostacoli di qualche tipo? Ci racconti la tua esperienza?

Un mio libro del 2011, Libri proibiti – Cinquant’anni di rastrellamenti e scomparse misteriose (Roma, Nutrimenti), non ha mai visto la luce per circostanze avverse mai divulgate e di certo non imputabili all’editore. Il libro appare liberamente in vendita sul portale della Libreria Universitaria e su Libroco, con indicazione del prezzo, delle pagine e perfino del codice ISBN. Ma è un libro fantasma a tutti gli effetti. Doveva trattare dei libri scomodi della politica italiana, dal dopoguerra ai giorni nostri, riportando alla luce alcuni titoli che forse, per qualcuno, devono restare nell’oblio. E questo, almeno in parte, dovrebbe rispondere alla tua curiosità. Ma solo in parte.

Stai lavorando a qualche nuovo progetto? Ce ne puoi parlare?

Il 2014 si è chiuso con il mio breve saggio che ha inaugurato la collana Focus di Biblohaus, dal titolo Dracula di Bram Stoker - il mistero delle prime edizioni. Si tratta di un lavoro di ricerca che mi ha visto impegnato per tutta la scorsa estate in Europa dell’est. Ho rintracciato un’edizione ungherese di Dracula (Drakula) dimenticata da oltre un secolo dagli stessi ungheresi. Tale edizione è risultata essere non solo  la prima traduzione mai effettuata dall’inglese ma soprattutto l’edizione con la prima raffigurazione pittorica del Dracula letterario. “Un italiano scopre il vero volto di Dracula” ha infatti titolato il magazine Sette del Corriere della Sera nel dicembre dello scorso anno.
Il 2015 invece mi vede impegnato in un altro progetto, sempre riguardante la ricerca dei libri e il mondo bibliofilo in generale. Sono infatti il coordinatore italiano di Bookle, un nuovo aggregatore di libri, utile per chi cerca un libro e vuole confrontare i prezzi con un click, senza dover consultare uno a uno i vari siti. Al momento siamo in una fase di beta testing. Il sito www.bookle.org è già operativo ma le sue funzioni sono momentaneamente limitate. Si sta rafforzando giorno dopo giorno, e gli utenti lo hanno già trovato e stanno usandolo. Presto implementerà delle funzioni che ci differenzieranno dagli altri motori di ricerca di libri e gli utenti potranno fare una “verifica di rarità” dei libri desiderati. Bookle sarà presentato ufficialmente a novembre a Milano.

Grazie ancora una volta per la disponibilità dimostrata. In bocca al lupo per tutto, e... buona caccia (di libri)!

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