domenica 5 luglio 2015

Esiste il diavolo? Chi sono davvero "Satana" e "Lucifero"?

All'inizio del libro di Giobbe, nel quale Giobbe viene più volte "tentato" da Satana, c'è (nella mia Bibbia C.E.I.) una nota esplicativa proprio in corrispondenza del termine "Satana":

Nel testo ebraico [il termine Satana] è preceduto dall'articolo, poiché viene considerato non quale nome personale, ma comune. Indica propriamente uno che si oppone a un altro per distoglierlo dal fare qualcosa o per accusarlo in giudizio.

Dunque, nell'Antico Testamento, il termine "Satana" non è - per ammissione della stessa nota - un nome proprio. Meno che mai è il nome del capo dei diavoli.
Tra l'altro, nella versione greca della Bibbia (la Septuaginta), "Satana" è tradotto con diabolos (diavolo), che significa proprio "avversario, accusatore". E, in effetti, un Satàn (dall'ebraico) è proprio questo: colui che svolge la funzione di pubblico accusatore.
Il pensiero teologico cristiano ha poi reso un accusatore, un avversario, il capo delle entità malefiche, cosa ravvisabile già nel Nuovo Testamento (scritto un bel po' di tempo dopo l'Antico).


Nel libro di Isaia, unica volta nella Bibbia in cui compare il termine Lucifero, non si fa riferimento al capo di tali entità: il profeta "intona una canzone sul re di Babilonia" (Isaia 14:4) e lo sbeffeggia paragonandolo alla stella del mattino (Lucifero: portatore di luce) precipitata: allo stesso modo anche il re di Babilonia è destinato a perdere il potere (è l'epoca della cattività babilonese, per cui si può comprendere l'astio nei confronti di Babilonia).

Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell'aurora? Come mai sei stato steso a terra, signore di popoli?
Eppure tu pensavi: salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono, dimorerò sul monte dell'assemblea, nelle parti più remote del settentrione.
(Isaia 14: 12-13)

Con la mente infarcita dalle interpretazioni teologiche cristiane e dopo averle isolate dal loro contesto, le parole che avete appena letto non possono che rimandare alla visione che tutti abbiamo di Lucifero, quella dell'angelo caduto che credeva di sostituirsi a Dio. Ma non è così. Il soggetto è il re di Babilonia, e in questo momento Isaia si sta prendendo gioco di lui, denigrando la sua vanità e il suo egocentrismo.
La mia Bibbia C.E.I. ha la decenza di non riportare il termine Lucifero ma di tradurlo con il più accurato astro del mattino.
Tutti, dunque, sono ben consapevoli di cosa significhi davvero il termine Lucifero... o forse no. Una parte dell'esegesi cristiana continua a sostenere che in quel passo di Isaia si parla proprio del diavolo cristiano e non del re di Babilonia; basta infatti leggere cosa viene sostenuto QUI

I teologi cristiani hanno stabilito che "Lucifero" è un altro nome di "Satana", capo delle entità demoniache. Riprendendo la metafora della caduta del re di Babilonia, hanno elaborato il racconto (che non è presente nella Bibbia!) di Satana/Lucifero come il più bello degli angeli scaraventato da Dio nell'inferno. Tale racconto prenderebbe l'avvio dagli scontri tra entità demoniache (il "dragone") ed entità celesti narrati nell'Apocalisse (l'ultimo libro della Bibbia cattolica), testo di gran lunga posteriore alla redazione dell'Antico Testamento, quindi redatto in un momento in cui la dottrina cristiana aveva già "costruito" il Satana che conosciamo: non più il pubblico accusatore ma il capo di tutti i diavoli.



Ma non è finita qui. Tutte (o quasi) le divinità venerate dagli altri popoli di area semitica citate nella Bibbia sono diventate entità malefiche, gli altri demoni dell'inferno che hanno popolato (e popolano) l'immaginario collettivo. Belzebù deve il suo nome alla divinità filistea “Baʿal zebub”; Belfagor era una divinità adorata dai Moabiti, “Baal Peor”, identificabile col Sole, e Astarotte era “Astarte”, dea legata alla fecondità.
Per avere la certezza di quanto ho appena sostenuto basta consultare l'enciclopedia Treccani; alla voce "Astarte", compilata da Giorgio Levi Della Vida nel 1930 (clicca QUI), si legge:

Nella Bibbia la forma plurale ‛Aštĕrōth è spesso usata per designare genericamente l'insieme dei culti idolatrici prestati a divinità femminili: di qui, secondo il noto processo di riduzione a esseri diabolici delle divinità dei gentili, è sorto il nome del diavolo Astarotte, che ha avuto larga fortuna nelle letterature occidentali.

Addirittura si parla del noto processo. NOTO. Già nel 1930.
Ma allora, se sappiamo già da tanto tempo, filologicamente e storicamente, che il capo delle entità demoniache è una concezione teologica cristiana che ha rielaborato la figura del pubblico accusatore (il Satàn) presente nell'Antico Testamento, perché si continua a parlare di Satana, di Lucifero, di Belzebù e dei diavoli come se si trattasse di una verità imprescindibile?

Come sempre, ne L'inchiesta (0111 edizioni) troverete molti più approfondimenti su questo e altri argomenti correlati.

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