mercoledì 15 luglio 2015

Un confronto coi credenti

La prima presentazione de L'inchiesta si è conclusa in maniera "movimentata", con uno scambio di opinioni tra credenti. Su youtube potete visionare il video integrale.
Ho raccolto di seguito le domande che mi sono state fatte. Provo a dare risposte più precise per tutti gli interessati che non hanno partecipato al dibattito.



La religione è un "freno" per l'umanità. Guai se non ci fosse!

L'uomo è debole. Dal momento in cui ha messo piede sulla Terra ha subito sentito il bisogno di dare una spiegazione ai fenomeni naturali che osservava e alla natura che lo circondava. Ha elaborato miti e leggende nel tentativo di dare una risposta alle domande che lo affliggevano.
Sulla religione ha regolato un insieme di precetti morali ed etici da seguire ("non uccidere", "non rubare", "ama il tuo prossimo come te stesso"), ma è davvero necessario essere religiosi e credere in un Dio per "obbedire" a questi precetti? Chi non crede in Dio ammazza, ruba o disprezza il suo prossimo? L'uomo ha bisogno di essere "obbligato" dalla religione a fare il bene per poterlo compiere?
Insomma, chi non crede ha un'etica oppure no?
Il Cristianesimo sostiene che l'uomo nasce nel segno del peccato e ha bisogno di credere nell'insegnamento di Gesù Cristo per essere condotto alla salvezza e alla vita eterna.
L'uomo ha dunque paura della morte, dell'oblio, di tutto ciò che non può conoscere o controllare. La religione, caduta nelle mani degli uomini, è poi servita per giustificare guerre e prese di posizione nel corso della storia umana; talvolta, il pensiero religioso ha posto limiti alla conoscenza, ritardando perfino lo sviluppo tecnico-scientifico.
L'uomo ne è ben consapevole ma non può farne a meno. Che la religione sia davvero, come sosteneva Marx, "l'oppio dei popoli"?

Nell'Antico Testamento si parla di Gesù.

Nell'Antico Testamento non si parla mai esplicitamente di Gesù. Nell'Antico Testamento ci sarebbero, secondo i cristiani, delle profezie o delle prefigurazioni della futura venuta di Gesù.
L'Antico Testamento nasce in seno alla cultura ebraica. E' un insieme di libri che parla della storia degli ebrei, scritto dagli ebrei per gli ebrei. Il Cristianesimo, derivando dall'insegnamento di Gesù (che era ebreo), ha fatto proprio quell'insieme di libri, interpretandolo alla luce della sua dottrina.
Gli ebrei, cui però quei testi appartengono di diritto, non solo non vedono in Gesù il figlio di Dio ma non vedono nemmeno prefigurazioni della venuta di Gesù all'interno delle sue pagine.
Un esempio lampante è quello presente nel libro di Isaia. In quel testo si parla del "servo sofferente", che i cristiani riconoscono in Gesù e gli ebrei nel popolo d'Israele.

È cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto.
Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato.
[Isaia 53: 2-4]

Chi dei due ha ragione? Gli ebrei, che hanno scritto quel libro per loro stessi e non ritengono Gesù il figlio di Dio, o i cristiani che sono venuti secoli dopo la stesura del libro di Isaia e lo hanno interpretato alla luce del loro credo?

In che senso gli ebrei magnificano se stessi nella Bibbia?

Il popolo ebraico scrive di se stesso, e non è da escludere che eventi di entità minore siano stati ingigantiti per conferire loro maggiore importanza (basti pensare allo Yam-Suf, il "mare di giunchi" divenuto il "Mar Rosso").

Il fatto che Satana sia un nome comune e non un nome proprio; le differenti vocalizzazioni di YHWH; la “mela” di Eva che non è presente nella Bibbia sono cose che fanno luce nell'ignoranza popolare ma non si tratta di punti virali della fede in Dio.

Chi crede in Dio lo fa a prescindere da quello che dico. Non voglio "sconvertire" nessuno, solo spingere alla riflessione.

Su quale Bibbia hai studiato?

Aleggia questa bizzarra convinzione che la Bibbia cristiano-cattolica sia più "vera" delle altre, in quanto tradotta in maniera più accurata e rispettosa delle intenzioni degli autori originari.
A mio parere, le Bibbie più curate sono quelle interlineari che circolano negli ambienti accademici. Tuttavia, per estirpare ogni dubbio, specifico che ho studiato sulla Bibbia cristiano-cattolica C.E.I. delle edizioni San Paolo.

Hai studiato la Bibbia per convincere te stesso della bontà delle tue opinioni.

Non era una domanda ma un'affermazione. La contro-battuta è così banale che quasi potrei evitare di scriverla: si studia per conoscere, altrimenti faremmo davvero parte di un gregge che segue meccanicamente il suo pastore.

Il Nuovo Testamento è la cancellazione o completa sostituzione (non un aggiornamento) dell'Antico Testamento secondo le parole di Gesù.

Anche questa non era una domanda. Purtroppo è un'affermazione errata. Gesù non ha "abolito" l'Antico Testamento ma lo ha portato a compimento. 

Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure uno iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli.Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. [Matteo 5: 17-20]

I cristiani sostengono che l'Antico Testamento vada letto in virtù del Nuovo; ovviamente gli ebrei non sono d'accordo (ricordo che l'Antico Testamento appartiene a loro!) ed è ancora una volta impossibile stabilire chi ha ragione.
Fatto sta che nel corso della storia i cristiani hanno spesso preso alla lettera l'Antico Testamento, ignorando totalmente ciò che sostiene il Nuovo; basti pensare all'omosessualità vista come "abominio" e al celebre "non lascerai vivere una strega".

Cristo è chiamato Cristo e noi siamo chiamati "cristiani" perché "cristiano" significa "colui che muore per l'altro".

La definizione di cristiano è QUESTA, ossia "persona che ha fede in Cristo e ne professa la religione".
La definizione di Cristo è QUESTA, ossia "unto".
Che poi i cristiani siano pronti a "morire per l'altro" (realmente o metaforicamente) è un altro discorso (anche un ateo potrebbe essere pronto a "morire per l'altro"), ma l'etimologia di cristiano vuol dire tutt'altra cosa.

Quale persona che ha moglie, figli, lavoro certo e non ha nessun problema nella vita se non quello di pagare il dazio ai romani lascia tutto e va dietro a un uomo che dice "seguimi". I martiri sono andati in pasto alle belve per seguire una “favoletta”?

Ai tempi di Gesù la Giudea era una provincia romana. Se è vero che i vangeli più antichi sono stati scritti intorno al 50 d.C., appena quindici anni dopo è scoppiata la prima guerra giudaica, che culminerà nel 70 d.C. con la distruzione del Tempio di Gerusalemme e la diaspora degli ebrei.
Seguiranno altre due guerre giudaiche, fino al 135.
Nel corso di queste guerre molti si autoproclamarono Messia, per porsi a capo dai rivoltosi. Non erano anni di spensieratezza ma di oppressione: si sperava davvero in un imminente aiuto scaturito dalla volontà divina. D'altra parte, non tutti i cristiani dimostrarono di credere così ciecamente alla propria fede al punto da sacrificare la vita in virtù di essa: basti pensare ai cosiddetti lapsi.
Come i martiri cristiani, molte altre genti sono morte per difendere la propria fede. Gli ebrei sono stati perseguitati per più di un millennio, dalla Spagna alla Germania nazista; i musulmani arrivano a suicidarsi per la loro fede e a condurre guerre contro gli altri popoli.
Insomma, il fatto di essere pronti a morire per qualcosa non fornisce necessariamente veridicità a quel qualcosa.

C'è una differenza tra una fede e un'altra: il Cristianesimo porta qualcosa di diverso.

Lo direbbero anche gli ebrei. E anche i musulmani. E tutti gli appartenenti a una qualsiasi religione.
Per tutti i fedeli, la propria religione è "più vera" delle altre.

La storia dell'umanità parte dalla croce. Con Gesù Cristo comincia la storia.

Il fatto che noi occidentali (non tutto il mondo, solo noi occidentali) contiamo gli anni dalla nascita di Gesù non significa che la storia sia cominciata sotto il segno della croce.
La preistoria ha termine intorno al 3000 a.C. con l'invenzione della scrittura. Dalla scrittura in poi, comincia la storia.
La storia dell'umanità parte dalla scrittura.

Intendevo la storia intesa come "storia": pensiero logico con un fine, una storia che abbia un senso. La storia ha concepito un senso solo dopo la venuta di Cristo.

La storia prima di Cristo non aveva senso? Dovremmo gettare tutta la cultura sumero-babilonese o egizia o greco-romana nel cestino?

Prima non ci si interrogava sul senso.

La riflessione filosofica nasce in seno alla cultura greca non alla cultura cristiana. Il primo filosofo è indicato in Talete di Mileto, vissuto tra il VII e il VI secolo a.C..

No, il primo filosofo fu Epimenide.

Per Aristotele fu Talete di Mileto (Metafisica, 983b 20-21) e l'enciclopedia Treccani concorda. Ma questo non modifica ciò che ho detto: anche Epimenide era greco.

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