giovedì 17 settembre 2015

Editoria, miti, pregiudizi e varie


C'è una cosa fondamentalmente sbagliata nell'editoria italiana (se non in tutta, almeno nella maggior parte), cioè quella di considerare la pubblicazione di un libro un onore o, peggio, un "favore" fatto da un editore a un autore. Quest'ultimo dovrebbe sentirsi onorato di avere qualcuno che creda in lui e che gli faccia pubblicare gratuitamente la sua opera, dimenticando che se un editore decide di investire su un testo è perché immagina che su quel testo possa ricavarci qualche soldino. Insomma, non stiamo parlando esattamente di una beneficenza disinteressata.
Non è un caso se ho evidenziato quel "gratuitamente". Nell'ormai sconfinata cerchia degli aspiranti scrittori vige l'insana convinzione che un editore "free" sia, in quanto tale, un editore perfettamente affidabile. Il mondo, si sa, non è solo bianco o nero; lo stesso vale per l'editoria. Si fa presto a parlare di editoria a pagamento: molti editori "free" scompaiono quando devono inviare i rendiconti o il saldo. 
In questi ultimi anni, tra esperienze personali e resoconti di colleghi e amici scrittori, ne ho viste davvero di tutti i colori: editori rinomati che non riconoscono il diritto d'autore fino al raggiungimento di un tetto di vendite sull'ordine delle migliaia (sì, migliaia) di copie vendute; case editrici che commercializzano copie dello stesso libro con e senza bollino SIAE (l'iscrizione alla SIAE non è obbligatoria, ma nel momento in cui ci si iscrive tutte le copie del libro in oggetto dovrebbero avere il bollino. Se alcune ce l'hanno e altre no... fatevi qualche domanda); editori che si danno alla bella vita, pubblicando su Facebook fantasmagoriche fotografie di viaggi e ristoranti, e per mesi tardano a saldare diritti d'autore che si aggirano sulle poche centinaia di euro...
Insomma, è una giungla. E l'editoria a pagamento non è il solo male che affligge questo settore.

Aspiranti scrittori, un consiglio per voi: chi scrive lavora, non ricordatelo solo quando si vuole inneggiare all'editoria free a scapito di quella a pagamento. In un rapporto come quello tra autore ed editore devono esserci anzitutto dialogo e rispetto reciproco; invece spesso gli autori sono ignorati dai loro stessi editori, come se dopo la pubblicazione non esistessero più. 
Detto questo, non montatevi la testa: non sto assolutamente affermando che un editore debba "venerare" i suoi autori, come spesso pretendono gli autori stessi. Prima di consideravi i nuovi prodigi della Letteratura, fatevi una domanda: quanto valgo davvero come scrittore? Insomma, con la vostra opera siete arrivati o avete ancora parecchia strada da percorrere?

Buona scrittura (e buone letture).

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