Le sconvolgenti dichiarazioni della Crusca: da oggi potete "uscire il cane"!


Ricordate la storia di "petaloso"? La maestra Margherita (nomen omen) assegna un compito ai suoi allievi di una scuola elementare: scegliere due aggettivi per ognuna delle parole indicate. Un ragazzino scrive che il fiore è profumato e petaloso.
Coadiuvati dall'insegnante, i ragazzi inviano una lettera all'Accademia della Crusca. La stessa risponde che "petaloso" è una parola ben formata, che potrebbe senz'altro essere inclusa in un dizionario. C'è solo un problema: la parola non è ancora largamente impiegata e, finché non entrerà nell'uso comune, è destinata a restare nell'oblio.
La risposta degli internauti è immediata: tutti cominciano a usare l'aggettivo "petaloso", in qualsiasi contesto, sotto qualsiasi post. E' un modo per dimostrare che la parola ha un larghissimo impiego, così da permettere il suo ingresso ufficiale nei vocabolari e dare una mano al piccolo studente, che grazie a un semplice "errore" ottiene così il suo quarto d'ora di celebrità.
La parte più interessante della storia è costituita, però, dalle dichiarazioni dei media: "nel giorno dei funerali di Umberto Eco nasce una nuova parola".



Non è proprio così.

Petaloso è un aggettivo attestato già nel 1695 in un manuale di botanica, anche se non di uso comune. Ma per i media, si sa, tutto fa notizia.


Recentemente la Crusca è tornata all'attacco con nuove, sconvolgenti dichiarazioni. Non sarebbe più un errore, infatti, utilizzare espressioni come "Esci il cane", "Siedi il bambino", "Entra i panni", ricorrenti in numerosi dialetti del Sud Italia. Attenzione però a usarle in contesti ufficiali!
Tra chi grida allo scandalo (la Crusca demolisce la nostra bella lingua?!) e chi, semplicemente, ci ride su, c'è perfino chi ha pensato di chiedere chiarimenti direttamente a Claudio Marazzini, presidente della Crusca.
Alla domanda "E' ancora sbagliato dire esci il cane?" Marazzini ha risposto riportando l'opinione di un illustre accademico, Vittorio Coletti, secondo il quale "ormai la formula è stata accolta nell’uso, anche se non ha paralleli in costrutti consolidati con l’oggetto interno come li hanno salire o scendere".
In sostanza, quindi, c'è ben poco da scandalizzarsi; la risposta della Crusca ricorda quella di petalosa memoria: le espressioni sono corrette se entrano nell'uso, in quanto accettate dai parlanti.

Nel corso del tempo la lingua è sempre cambiata. L'italiano di oggi non è lo stesso di alcuni decenni fa e non sarà lo stesso che si parlerà tra cent'anni. D'altro canto, nessun italiano ha imparato a parlare grazie a un libro di grammatica: i madrelingua apprendono in maniera naturale, ascoltando altri parlanti. La grammatica è il tentativo dell'uomo di mettere in ordine le cose, ma non deve essere considerata un elemento imprescindibile, in quanto soggetta a mutamenti.
Nel Trecento, Dante scriveva nella sua Commedia: "qual che tu sii od ombra od omo certo" (canto I, v. 66), un verbo, quel "sii", che una maestra delle elementari del Duemila avrebbe immediatamente sottolineato in rosso. Ancora, ecco una carrellata di perle tratte da antichi volumi (XVI-XVIII secolo); non manca proprio niente, compreso il famigerato qual'è:


Il famoso fiume .


Un ...



E, naturalmente, un'altro.



Nel passaggio dal latino alle lingue romanze sono state tantissime le nuove parole e le nuove espressioni che hanno fatto il loro ingresso in Occidente: dapprima snobbate in quanto tali, poi comunemente accettate.
Anche il latino, inoltre, tradiva spesso le sue stesse regole. Non è un caso se le declinazioni presentano numerosissime "particolarità"...

Più che criticare la Crusca per le sue dichiarazioni, occorrerebbe soffermarsi a riflettere su quanto noi stessi, illudendoci di apparire intellettuali, storpiamo la nostra lingua accogliendo termini stranieri del tutto superflui: è davvero necessario dire di essere a un briefing (riunione) o di dover fare una call (chiamata, telefonata)? E' davvero necessario dire di essersi fatti un selfie (autoscatto), di aver partecipato a una challenge (sfida, competizione) o di aver fatto un unboxing (disimballaggio)?
Siamo ormai talmente immersi in un mondo "anglofonizzato" che i rispettivi termini italiani ci appaiono addirittura strani o, nel peggiore dei casi, scorretti.
Nessuno sa come si evolverà la questione. Da parte nostra non ci resta che attendere... ma i cambiamenti sono ormai all'ordine del giorno.
Insomma, basterà aspettare un'altro pò.

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