Sui recenti fatti politici e sulla questione "immigrazione", ovvero: prove pratiche di controllo delle masse

L'errore più grave che si possa fare è quello di banalizzare una questione o, ancora peggio, di credere che i fenomeni che si verificano intorno a noi siano banali, semplici frutti del caso.
Accogliere a spese dello Stato gente proveniente da un altro continente, spesso senza "arte né parte", priva di titoli di studio, con differenti usanze, cultura e religione, ignorante della stessa lingua del paese ospitante non è risolvere il gigantesco problema "immigrazione". Quando l'Africa sarà svuotata e il suo popolo sarà arrivato completamente in Europa e ne avrà assorbito cultura e usanze (ammesso che lo farà o intenderà farlo), cosa si sarà ottenuto? In che modo avremo risolto il problema?
Fare scaricabarile e pretendere che ogni nazione accetti di vestire, sfamare, mantenere e integrare una quota di migranti a proprie spese (vale a dire a spese dei contribuenti) non significa risolvere il problema, che ha radici ben più profonde. Anzi, si rischia addirittura l'effetto opposto:
  • La cultura del paese ospitante dovrà adeguarsi, limitando qualsiasi carattere "nazionalistico" e accettando di fare propri elementi altrui. Feste religiose o nazionali, cibi e vestiario andranno necessariamente modificati; si passerà poi al modo di comportarsi, di relazionarsi, di pensare, finché non sarà raggiunto un perfetto equilibrio tra le parti;
  • Essendo entrata una moltitudine di gente disposta a fare qualsiasi cosa per sopravvivere, compresi lavori sottopagati "che nessun altro vuole più fare", occorrerà apportare modifiche al mercato del lavoro: diventerà normale guadagnare poco e lavorare molto; diventerà normale muoversi in tutta Italia o in tutta Europa a seconda della maggiore o minore richiesta (vale a dire a seconda del luogo geografico in cui una determinata azienda ha capito che, delocalizzando e pagando di meno i suoi operai, potrà aumentare il proprio fatturato). E ci faranno credere che questo è bello: è bello aprirsi nuovi orizzonti, andare a vivere in altri luoghi, lavorare all'estero. Ma è bello se posso farlo, non se sono costretto a farlo;
  • La popolazione dell'Europa aumenterà. Sarà una popolazione priva di radici culturali perché la mancanza di denaro nelle famiglie (e di concreti piani di sostegno) non permetterà di mettere al mondo altri figli. Si tratterà di una popolazione già autodichiaratasi "europea", sciolta da qualsiasi legame con la propria terra di origine. Una popolazione malleabile e facilmente governabile. E le risorse, naturalmente, non basteranno per tutti;
  • Si riscriverà la Storia. Si aggiorneranno i testi scolastici per veicolare determinati messaggi, così che le nuove generazioni potranno crescere in perfetta integrazione con tale contesto, e quelle che per secoli sono state definite "invasioni barbariche", sfociate in aperti scontri armati, diventeranno semplici "migrazioni pacifiche di popoli": "chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato".
  • Il disordine sociale sarà la norma, come lo è già oggi. Ma, d'altro canto, "divide et impera".

Detto questo, prima ancora che risolvere la questione ci si dovrebbe chiedere per quale ragione vent'anni fa l'immigrazione non fosse un fenomeno massiccio come lo è oggi. La risposta è semplice: sono mutati gli equilibri internazionali. Significa che sono mutati gli interessi economici.
L'attuale "traffico di esseri umani" non è affatto fortuito ma voluto da chi vede nello spostamento degli uomini uno spostamento di denaro con destinazione le proprie tasche.
Siamo già all'abbattimento delle frontiere, all'appiattimento della cultura, all'abolizione delle identità particolari a favore di una "identità collettiva" (oserei dire filo-islamica, ma spero di sbagliarmi), dove a un'ideologia nazionalista (che sta tornando come risposta, come controrivoluzione) se ne è sostituita un'altra, quella del gender e dell'uguaglianza tra le culture, l'essere "cittadino del mondo". 
La diversità ha smesso di apparire come un valore o un invito alla conoscenza e al rispetto dell'altro: siamo tutti uguali, nello stesso mercato, con la stessa moneta, con la stessa cultura e gli stessi comportamenti. E i media, naturalmente, ci insegnano che tutto questo è magnifico: non sei italiano, sei europeo. Ma cosa significa essere "europei". Che cos'è "l'Europa"?
Il prossimo passo sarà la trasformazione completa dei popoli dell'Occidente in perfette macchine da lavoro, in materiale umano da plasmare, sfruttare e sottopagare per favorire pochi eletti. E chi tenterà di ribellarsi sarà solo un fascista, un razzista, un idiota che sarà presto fagocitato dalla mostruosa macchina mediatica, messo alla berlina sui social, tacciato di "inumanità".
E' inumano chi uccide le identità dei popoli e il diritto a difendere la propria cultura e le proprie usanze offuscate sempre più da una massa uniformata e priva di radici, non chi si oppone a tutto ciò. Se poi tale tentativo è frutto di un mero interesse economico (tutt'altro, quindi, che "altruistico" e "umanitario"), la cosa assume tinte ancora più fosche.
L'immigrazione è un problema che non sarà risolto e non perché un'effettiva soluzione non ci sia: banalmente - ed è forse l'unica questione davvero banale - nessuno è intenzionato a farlo.

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